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08 dicembre 2018

John Lennon: The Last Interview


Three days before he died, John Lennon talked with ‘Rolling Stone’ for nine hours. For the first time, we present this extraordinary interview.
 

14 maggio 2011

Come volevasi dimostrare: Bob Dylan nega di aver subito censure in Cina.

dal sito Il Post. 
In un post pubblicato oggi sul suo blog ufficiale, Bob Dylan è tornato sulle polemiche intorno al suo tour in Cina dell’aprile scorso, quando alcuni commentatori criticarono la scelta della scaletta per l’assenza delle canzoni più politiche e di protesta.
Dylan chiarisce, per prima cosa, che la notizia di un tour cancellato nel 2010 è falsa: un organizzatore di eventi cinese avrebbe fatto di tutto per portare Dylan in Cina e avrebbe stampato addirittura i biglietti e fissato le date, ma quando la possibilità non si è concretizzata ha tirato in ballo una censura delle autorità.
Per quanto riguarda le due date di aprile a Pechino e Shangai, invece, Dylan smentisce il resoconto della rivista musicale Mojo, secondo cui il pubblico era composto soprattutto da stranieri residenti in Cina e che molti posti erano vuoti. Il cantante dice che i concerti sono stati un successo, e che tra gli spettatori c’erano moltissimi giovani cinesi che conoscevano anche i suoi ultimi dischi. A questo proposito riporta anche un particolare curioso:
La stampa cinese mi ha pubblicizzato come un’icona degli anni Sessanta, e nelle immagini sui luoghi dei concerti ero con Joan Baez, Che Guevara, Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Chi è venuto ai concerti probabilmente non conosceva nessuno di loro.
Dylan riconosce infine che la censura cinese ha chiesto in anticipo la lista dei pezzi che intendeva suonare, e che lui, pur riconoscendo l’assurdità della cosa, ha consegnato la scaletta dei concerti degli ultimi tre mesi, ma non ha ricevuto alcuna indicazione di evitare canzoni o versi particolari e durante i concerti ha suonato tutti i pezzi che aveva intenzione di suonare.

02 novembre 2010

IL JAZZ DEFUNTO


Interessante e stimolante articolo di Giorgio Rimondi su Allaboutjazz Italia. Il tema è ben descritto nel titolo, Del Jazz defunto e della critica asfittica, e per la lettura integrale vi rimando al link. Riporto però alcuni stralci particolarmente significativi:

I lettori meno giovani ricorderanno il tormentone che affatica la ricezione jazzistica fin quasi dalla sua nascita, intendo il fatto per cui, nel corso della sua esistenza, questa musica è stata ripetutamente dichiarata morta. Successe alla metà degli anni quaranta, al tempo in cui i giganti del bebop ne modificarono la sintassi, ai primi sessanta, quando gli uomini del free ruppero gli argini della forma-standard, poi con Bitchess Brew e le prime contaminazioni rock, e ancora con certe esperienze elettroniche, e chissà quante altre volte ancora. Succede poi di regola quando scompare un grande interprete. È stato così con Charlie Parker, John Coltrane e anche Duke Ellington: "Il jazz è morto!" si affrettano a gridare i necrofili. E questa triste passione pare non esaurirsi mai.
Ma in realtà è fin troppo facile rovesciare l'accusa: ogni musica, a iniziare da quella rock, corre questo pericolo, ogni musica può cioè morire ogniqualvolta i suoi interpreti si accomodano negli spazi del previsto e del prevedibile, ogniqualvolta recitano una parte che sanno (e sappiamo) a memoria. Ragione per cui non credo si possa parlare di una musica "morta" da opporre a una musica "viva," ma semmai di musicisti che riescono o non riescono a far vivere la musica che amano. Perché resta fuori di dubbio che la amano.
L'impressione, almeno la mia impressione, è che questa vera o presunta morte non sia e non sia mai stata un problema dei musicisti, ma semmai dei critici. E sarò ancora più esplicito: soprattutto dei critici bianchi. Chi abbia presente come si esprimono i musicisti, da Lester Bowie a Cecil Taylor, da Louis Armstrong a Duke Ellington, faticherà a trovare nelle loro dichiarazioni qualcosa che autorizzi a immaginare la morte del jazz.
Si pensi poi alla critica jazzistica afroarnericana, sia quella più giovane e di cui fanno parte autori come Robert G. O'Meally, Farah Jasmine Griffin, Stanley Crouch, sia quella ormai storica rappresentata da personaggi, pur così lontani fra loro, come Amiri Baraka e Ralph Ellison, A.B. Spellman e Albert Murray. Sia per gli uni che per gli altri la presunta morte del jazz non è in questione per il semplice motivo che il jazz non si evolve affatto in un senso lineare e progressivo, andando cioè da un'"origine" verso una "fine," come troppo spesso siamo portati a credere; anzi, non è nemmeno detto che si evolva. E se la vicenda jazzistica si distende in un arco temporale, questa non autorizza nessuno a pensarla nei termini evolutivi di un "prima" o un "dopo": il tempo jazzistico, anche in senso strettamente musicale, è diverso da quello dell'orologio, è fatto di continui ritorni e riprese, così come la sua vicenda non è "storica" nel senso che noi attribuiamo a questa termine, dove a una causa fa seguito un effetto, ma semmai ricorsiva.
Link: 

20 agosto 2010

07 luglio 2010

Is 70

21 giugno 2010

Ancora sui Beatles

Ho ricevuto negli ultimi mesi diversi commenti a questo mio vecchio articolo sulle minchiate scritte da Pietro Scaruffi sui Beatles. Non ho il tempo per rispondere a tutti, alcuni sono lunghissimi e si ripetono, altri sono pieni di insulti, altri sono pieni di niente. Rispondo ai due più recenti, qui. Il primo, ovviamente anonimo, lo divido in più parti perché troppo lungo.

"Solo un fan dei beatles può paragonare krieger a george harrison, o addirittura arrivare a dire che krieger "strimpellava robaccia ispanica" (ma ti rendi conto di quel che dici???) pur di salvare un gruppo come i beatles...
.Solo un fan dei beatles può dire che questi hanno influenzato, di volta in volta, jimi hendrix, eric clapton, jimmi page.... vabbè
.Solo un fan dei beatles può stilare un pamphlet di venti pagine contro un critico che in realtà "osa" giudicarli con lo stesso metro di tutti gli altri gruppi (quanto tempo perso il tuo, che potevi impiegare per ascoltare veri artisti, o leggere dei libri...)"

Non mi sono mai sognato di paragonare un pippone come Krieger a un fuoriclasse come George Harrison (tra i suoi estimatori Nina Simone, Eric Clapton, Bob Dylan, Frank Sinatra, Ennio Morricone, Wes Montgomery, Ron Wood etc... gli ammiratori di Krieger non mi sovvengono, si dice che fosse talmente cane tecnicamente che doveva ripetere i solo decine di volte in fase di registrazione e se ascolti ancora i dischi proprio perfetti non sono...).
E' vero sono un fan dei Beatles come tutti coloro che capiscono almeno un minimo di musica: "Ho conosciuto i Beatles davvero agli inizi... Li ho conosciuti tutti e quattro...  Oggigiorno è dura trovare un cantante migliore di quanto lo fosse Paul McCartney, e di quanto ancora lo sia oggi... Provo un timore riverenziale nei confronti di McCartney. E' forse l'unico nei confronti del quale provo timore riverenziale. Paul è in grado di fare tutto. E non è mai calato... Ha il dono innato della melodia, ha quello del ritmo, è in grado di suonare qualsiasi strumento. Può fare brani urlati o ballate, le sue melodie gli vengono facilmente... A Paul viene tutto così dannatamente facile... Vorrei quasi che avesse lasciato la scena (ride). Tutto quel che esce dalla sua bocca è melodia..." (Dylan a Jann Wenner - Rolling Stone, 2007). Qui trovate il link. Un sito di fan dei Beatles? No, di Bob Dylan!

Bob Dylan sarà un idiota incompetente, allora sentiamo qualcun altro lontano nel tempo e nello spazio, un musicista certamente non "mainstream" ma tra i più apprezzati sulla scena italiana che cita come prima tra le sue influenze :"Innanzitutto vorrei citare i Beatles, ossia, a mio giudizio, la perfetta sintesi sonora: un disco in più o un disco in meno avrebbe guastato; una nota in più o in meno nelle loro canzoni le avrebbe intaccate; una parola al posto di un'altra avrebbe rivoluzionato tutto il senso del loro pensiero; invece, quello che ci hanno lasciato è la testimonianza imperfettibile della più grande espressione musicale del Ventesimo secolo, nonchè il trampolino di lancio da cui han poi spiccato il volo decine di nuovi generi musicali, tante nuove mode, molti messaggi positivi, milioni di artisti. Nonostante la mia pochezza musicale, mi sento di appartenere a questa schiera interminabile di musicisti che ispira il suo messaggio musicale a quanto ha potuto sentire, apprendere, respirare e sviscerare dal quartetto inglese." (Marcello Zappatore) .

Chissà come mai ai musicisti, soprattutto ai jazzisti i Beatles piacciono parecchio mentre i Doors vengono normalmente disprezzati, chissà come mai. Forse perché guardano alla musica e non al look. Si perché il nostro amico continua "argomentando" così:"Ma va bene così: ostinatevi dopo 40 anni a rientrare ancora in quella categoria di persone che ascoltavano imperterrite "ob-la-dì ob-la-dà" la vita è bellissima - mentre i VU cantavano di travestiti in completi sadomaso, teppisti, spacciatori di droga, angusti incubi suburbani, orge che culminavano in omicidi; mentre i doors parlavano di complessi edipici, eroina, amore (sessuale, non alla "she loves you yeah yeah yeah"...puahahah) e morte; mentre i rolling stones parlavano di avidità sessuale e addirittura del più becero capitalismo.... e le liriche sono il minimo e ricordatevi che fan sta per fanatico, ovvero la persona meno adatta a discutere logicamente, soprattutto riguardo ai propri idoli."

A proposito ancora Bob Dylan dice: "L'America dovrebbe innalzare delle statue ai Beatles. Hanno aiutato a restituire l'orgoglio di un tempo a questo Paese. I Beatles hanno usato tutta quella musica che noi ascoltavamo un tempo - ogni cosa, da Little Richard agli Everly Brothers. Hanno frantumato un sacco di barriere, ma non ce ne siamo accorti all'epoca perchè è avvenuto tutto troppo in fretta."

Poi chissà perché i Beatles sono l'unico gruppo di cui si deve sempre ricordare il (presunto) peggio appunto Obladì Oblada o She Loves You, canzoni semplici ma che valgono intere discografie di personaggi grigi come quelli che piacciono a certi radical scic d'accatto che si davvero non hanno letto mai un libro o ascoltato un album. Curioso poi che si giudichi la musica dall'argomento di cui si parla. Allora le musiche di Bach o Beethoven non valgono nulla. Ma quanto fanno cacare i concerti brandeburghesi in confronto alle orge in tenute sadomaso dei Velvet Underground!

Sentite invece l'altro, che almeno si firma.


"Mah. Una reazione piuttosto infantile. Non argomenti nulla, contrapponi le tue idee di fan a una una presa di posizione solida e documentati. Di anacronismi ne ho trovati più nelle tue risposte.
Comunque anche a me piacciono i Beatles, tuttavia Scaruffi mi ha aperto la mente: la maggioranza sono canzonette di 3 minuti (di quali limiti tecnici parli? quelli dei 9 minuti di Who want get fooled again? O di The End? Sveglia!) e se provassi ad ascoltare altri gruppi dell'epoca, veramente ci sono state band che hanno fatto prima e meglio ciò che i Beatles hanno riproposto come "novità".Insomma, non si possono giudicare i Beatles come fossero l'unica band del pianeta. Altrimenti sì che sarebbero la migliore. "(Martino).


Dunque sarei infantile e non argomento nulla, lui invece che scrive 4 righe argomenta!
Sulla idee di fan ho già risposto sopra. Di questi presunti anacronismo non me ne viene citato neanche uno. Come non mi viene fatto un solo esempio di cosa viene fatto "prima e meglio".
Io gli ascolto i gruppi dell'epoca è francamente gli Who che mi piacciono vengono molti gradini sotto i Beatles. L'unico gruppo per me che può competere, perché completamente diverso rimangono i Cream i quali pure loro facevano in larga parte "canzonette di 3 minuti", come Bob Dylan. E d'altronde pure Fur Elise di Beethoven o la "Lullaby" di Brahms sono "canzonette di 3 minuti" ma in quei 3 minuti c'è il genio  e l'emozione, non la noia infinita dei dischi che tanto piacciono ai radical scioc (che non hanno mai letto un libro e mai capito cos'è la bellezza).
Proprio perché ho sentite le altre band dico che i Beatles sono , per enorme distacco, i più grandi.
E più il tempo passa più diventa evidente quanto rara e straordinaria sia stata la loro collaborazione, per quanto, a dispetto della vulgata, penso che anche da solisti abbiano fatto cose straordinarie.

11 marzo 2010

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