
dal blog di Dario Ballini



a do Nascimento, una discendente dell’etnia Haussa, e la sposò.Sei a casa tua, Carlos; la tua memoria restaurata,limpida e pura, fatta di verità e amore.
Sei arrivato qui per mano del popolo. Più vivo che mai, Carlos.
azionale.
e vengano poi tutte approvate consensualmente-, capita altresì che su certi nomi ci sia battaglia.In memoria di Carlos MarighellaLa memoria, è sempre l’uso politico che si fa dei ricordi, e anche questo manifesto non fa eccezione.
Carlos Marighella cadde nella notte del 4 novembre 1969, a San Paolo, in un agguato condotto dal più notorio dei torturatori del regime militare. Rivoluzionario senza paura, è morto combattendo per la democrazia, la sovranità nazionale e la giustizia sociale.
Dalla giovinezza ribelle dello studente d'ingegneria a Salvador, alle brutali torture subite nelle carceri dell’Estado Novo (la seconda repubblica brasiliana, ndt), dalla disciplinata militanza di partito, alle poesie che esaltano la libertà; dal fermo intervento parlamentare come deputato comunista alla Costituente del 1946, all'appello alla resistenza armata, la sua vita è stata guidata da un incrollabile impegno con le lotte del nostro popolo.
Passati quaranta anni, ci siamo lasciati alle spalle il periodo della paura e del terrore. La Costituzione del 1988 ha garantito la realizzazione del sistema rappresentativo, concludendo una lunga lotta di resistenza alla dittatura. In questo viaggio attraverso la storia, i più diversi credo, partiti, movimenti e istituzioni unirono le loro forze.
Il Brasile è irrotto nel 21 ° secolo assumendo nuove sfide. Si prepara a realizzare la sua vocazione storica alla sovranità, alla libertà e al superamento delle molte ingiustizie che ancora esistono. Per le altre rotte e nuovi calendari si apre la possibilità reale per il nostro paese di realizzare il sogno che è costato la vita di Marighella e di innumerevoli altri eroi della resistenza. Garantita la nostra libertà istituzionale, ora dobbiamo conquistare l’eguaglianza economica e sociale, veri pilastri della democrazia.
L'America Latina sta superando un lungo e doloroso ciclo storico in cui fungeva da cortile della superpotenza imperiale. Ancora una volta, diverse strategie si combinano e si completano a vicenda per raggiungere lo stesso anelito storico: indipendenza, sovranità, distribuzione della ricchezza, crescita economica, rispetto dei diritti degli indigeni, riforma agraria, ampia partecipazione politica dei cittadini. I vecchi colonnelli mafiosi, responsabili delle uccisioni e dei massacri impuniti in ogni angolo del nostro continente, vengono spazzati via dalla storia e il loro posto viene occupato da rappresentanti della libertà come Bolívar, Martí, Sandino, Guevara e Salvador Allende.
E il nome di Carlos Marighella è entrato in questa onorata galleria di liberatori.
I quaranta anni dal suo omicidio coincidono con un momento del tutto nuovo della vita nazionale. La sottomissione secolare viene sostituita da sentimenti rivoluzionari di speranza, fiducia nel futuro, determinazione ad affrontare tutti i privilegi e a sradicare tutte le forme di dominazione.
Il nuovo sta emergendo, ma deve ancora affrontare una forte resistenza da parte delle forze conservatrici e reazionarie che non si lasciano rimuovere dal potere. Presenti a tutti i livelli dei tre poteri della Repubblica, queste forze cospirano contro il progresso democratico. Votano contro i diritti sociali. Criminalizzano i movimenti popolari e garantiscono l'impunità ai criminali in colletto bianco. Continuano a massacrare leader indigeni e i militanti della lotta per la terra. Squalificano qualsiasi agenda ambientale. Attaccano con virulenza programmi di lotta alla fame. Proferiscono sentenze viziate dal pregiudizio contro gruppi sociali più vulnerabili. Resuscitano tesi razziste per combattere le azioni affermative. Usano i loro giornali, radio e televisioni per predicare l'indebolimento dello Stato. Vogliono il ritorno dei tempi in cui il dio mercato era venerato come supremo organizzatore della nazione.
Non accettiamo retrocessioni. Né al passato recente del neoliberismo e dell'allineamento con la politica estera degli Stati Uniti, né ai giorni bui della dittatura, che riuscimmo a superare con grande difficoltà.
Il nostro omaggio a Carlos Marighella si somma alla nostra rivendicazione che siano rigorosamente appurate tutte le violazioni dei Diritti dell’Uomo che si verificarono nei ventun’anni di dittatura. Non è più possibile interdire la discussione ritardando il necessario adeguamento dei brasiliani con la loro storia.
Esigiamo l'aperturadi tutti gli archivi e la divulgazione al pubblico di tutte le informazioni sui crimini e sull'identità dei torturatori e assassini, sui loro clienti e sui loro finanziatori.
Dobbiamo affrontare le forze reazionarie e conservatrici che difendono come legittima una legge di auto-amnistia che la dittatura impose, nel 1979, con minacce e ricatti. Sostenendo la legittimità di leggi che sono state imposte con la forza delle baionette, ignorano che un regime nato dalla violazione frontale della Costituzione, manca di qualsiasi legittimità fin dalla nascita. E tentano di nascondere che erano illegali tutte le leggi di un regime illegale.
Sentendosi minacciate, queste forze rinnegano le serene formulazioni e decisioni delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione degli Stati Americani che indicano che la tortura è un crimine contro l'umanità stessa, e che non è soggetta ad amnistia, indulto o prescrizione. E tentano di nascondere che, nel preambolo della Dichiarazione Universale formulata dall'ONU il 10 dicembre 1948, è ribadito a chiare lettere il diritto dei popoli di ricorrere alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione.
Per tutto ciò, celebrare la memoria di Carlos Marighella a questi quarant'anni che ci separano dalla sua vile esecuzione, significa riaffermare l’impegno con la marcia del Brasile e della Nuestra America (riferimento a José Martì, ndt) verso la realizzazione della nostra vocazione storica alla libertà, all'uguaglianza sociale e alla solidarietà tra i popoli.
Celebrando la memoria di Carlos Marighella, apriamo il dialogo con le nuove generazioni, garantendo loro il recupero della verità storica. Onorando il suo nome e la lotta, affermiamo il nostro desiderio, che mai più la violenza degli oppressori possa nutrirsi d’impunità.
Carlos Marighella vive nella nostra memoria e nelle nostre lotte.
Brasile, 4 novembre 2009.
Apparteniamo alla Ação Libertadora Nacional e ciò che proponiamo è di abbattere la dittatura, di annullare tutti i suoi atti dal 1964, di formare un governo rivoluzionario del popolo; di espellere i nord-americani, confiscare le loro imprese e le imprese e le proprietà di quelli che collaborano con loro; di trasformare la struttura agraria del paese, espropriando ed abolendo il latifondismo, dando la terra ai contadini, valorizzando l'uomo di campagna; di trasformare le condizioni di vita dei lavoratori, assicurando dei salari decenti e migliorando la situazione delle classi medie; assicurare la libertà su qualsiasi terreno, dal campo politico al campo culturale o religioso; ritirare il Brasile dalla condizione di satellite della politica estera degli Stati Uniti e collocarlo sul piano mondiale come nazione indipendente.Sembra ben più chiaro, detto così.


LUGANO - Per gli italiani il Canton Ticino è una classica piazza Off-Shore. Tra i 15.000 impiegati nella piazza finanziaria c'è un certo timore: Giulio Tremonti vuole prosciugare le banche luganesi.
Le autorità italiane stimano in 600 miliardi circa i fondi non dichiarati al fisco depositati in Svizzera. Rico von Wyss, docente dell'Università di San Gallo, riferisce a 20min.ch dei dati della Banca Nazionale Svizzera. Dei 4012 miliardi di franchi amministrati in Svizzera, sono 300 quelli in Ticino. E di questi 300 miliardi 200 sarebbero appartenenti a clienti italiani.
Il Ticino, con Lugano, è considerata la terza piazza finanziaria elvetica. Nel settore bancario a fare la parte del leone è Zurigo che, con il 43% degli occupati sul totale, si piazza decisamente al primo posto in Svizzera. Ginevra segue con il 19% e, infine, Lugano, che con il suo 5% è considerata una partner Junior. Per la clientela italiana la piazza bancaria ticinese presenta molti vantaggi. Nelle sfere di influenza, il Ticino è ormai considerato appartenente alla zona metropolitana di Milano. "La vicinanza geografica viene apprezzata dai clienti italiani - spiega il professore - e non esistono barriere linguistiche con i consulenti bancari".
Ora la crisi economica e finanziaria acuisce il fabbisogno degli Stati di drenare denaro pubblico per rilanciare i consumi e l'economia. I grandi stati Europei hanno messo a punto amnistie fiscali per riportare a casa capitali non dichiarati in paesi esteri. Oggi il Blick mostra una sorta di cartina dei fondi neri. Sarebbero 193,4 i miliardi di franchi non dichiarati al fisco tedesco confluiti in Svizzera, mentre sono 185,2 quelli italiani. Una montagna di denaro.
Dopo il blitz di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate dell'altro ieri, con la perquisizione di 76 succursali di banche svizzere in Italia, il governo svizzero esprime la propria preoccupazione e convoca l'ambasciatore d'Italia a Berna.
La tensione aumenta, così come il sentimento di ostilità nei confronti delle politiche economiche italiane, considerate oltraggiose da una buona parte dei partiti svizzeri. Al Blick un ex direttore con anni di esperienza alle spalle presso una delle più grandi banche in Ticino ha dichiarato che se lui parlasse, il governo italiano cadrebbe in un giorno". "Non c'è nessun esponente del Governo, nessuno del mondo dell'economia italiana che non abbia un conto in Svizzera" ha raccontato l'ex direttore al Blick.
Il giornale svizzero tedesco parla del pericolo che il Premier Berlusconi correrebbe se si esponesse troppo sul tema dello scudo, aggiungendo che dopo le critiche durante il G20 di Londra, Berlusconi non si è più esposto sulla questione. Il Blick ricorda la misteriosa ascesa di Berlusconi e il ruolo decisivo della piazza finanziaria ticinese. "Grazie al silenzio degli avvocati e delle banche ticinesi - si legge sul Blick - non è ancora chiaro da dove sono arrivati i milioni che gli hanno permesso il sorgere del suo impero costruito attorno alla Fininvest".
Infine, sul giornale ci si chiede se questa politica intrisa di attacchi contro la Svizzera non potrebbe rivelarsi suicida contro il Governo di Berlusconi. "Negli occhi dei banchieri è in corso una guerra tra Berlusconi e il ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Quest'ultimo, a quanto sembra, vorrebbe candidarsi quale successore di Berlusconi".
red
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