06 novembre 2009

Come ti uccido le associazioni di volontariato in 2 mosse: 5‰ e Servizio Civile Nazionale


dal blog di Dario Ballini

La prima sensazionale innovazione della finanziaria 2010 è la silenziosa scomparsa del 5x1000, quel contributo volontario che i contribuenti potevano versare ad al non profit, alla ricerca scientifica e sanitaria e all'università. Questa misura era stata non più di 5 anni fa il fiore all'occhiello del Ministro Tremonti, o forse sarebbe meglio dire la foglia di fico con cui tappare la restante macelleria sociale perpetrata dalle sue finanziarie. Ebbene come dicevo dal 2010 non sarà più possibile versare il 5x1000, basta vedere che nel modello CUD 2010 non vi è più la casellina dedicata. Ne va da se che il Terzo settore, che ha bisogno di risorse stabili per operare e per pianificare i propri interventi, ne riceverà un contraccolpo non indifferente. I fondi al Terzo Settore potrebbero arrivare dallo Scudo Fiscale ma questo dipende da quanto incasserà lo stato da questo provvedimento. Ma mi pare che vi siano già troppe bocche da sfamare e una sola "puppaiola": contratto degli statali, blocco delle rette universitarie, ricerca e ora volontariato. Per non parlare della moralità del gesto. Vi immaginate le associazioni di volontariato impegnate nella lotta alle mafie e all'illegalità accettare fondi che arrivano dalla più grande operazione di pulitura di capitali illeciti? Oltre al danno, la beffa. La seconda mossa è la mannaia sul Servizio Civile Nazionale. Dopo il dimezzamento dei fondi previsto dalla finanziaria 2008/2009 anche quest'anno assistiamo ad un altro massiccio taglio di trasferimenti. La conclusione è che verranno assunti sempre meno ragazzi per cui , grazie a questa forte limitazione del servizio civile, migliaia di anziani, disabili, emarginati sociali vedranno una riduzione netta dei loro servizi. Gli verrà a mancare quel lato di umanizzazione ed organizzazione che da sempre il volontario in servizio civile rappresenta. La cosa che invece spaventa di più che visti i numerosi tentennamenti del governo, e i silenzi dei ministri interessati c'è il rischio che salti completamente il bando di concorso per Servizio Civile Nazionale del 2010. Un anno di stop in cui nessuno potrà e avvalersi di questo servizio. Sarebbe una catastrofe.

Arte

04 novembre 2009

La storia ci Carlos Marighella

da Damnatio Memoriae


Non ebbe tempo per avere paura

Augusto Marighella era un emigrante italiano, era meccanico, ateo ed anarchico.
Giunto da Ferrara a Salvador de Bahia, in Brasile, s’innamorò di Maria Rita do Nascimento, una discendente dell’etnia Haussa, e la sposò.
Gli Haussa erano tra gli schiavi catturati tra Niger e Nigeria del nord, e a Salvador, porto americano più vicino all’Africa e dunque tappa strategica della rotta degli schiavi, si sollevarono già nel 1807 (la schiavitù fu abolita in Brasile solo nel 1888, con la Lei Aurea).

Il felice meticciato di Augusto e Maria Rita produsse sette mulatti.
Vivevano nella Baixa do Sapateiro -un quartiere che i lettori di Jorge Amado hanno visitato nei suoi romanzi- quando, il 5 dicembre 1911, misero al mondo quello con gli occhi verdi, e lo chiamarono Carlos.

Quasi 68 anni dopo, il 4 novembre 1969, la notizia della morte di Carlos fece il giro del mondo.

Carlos Marighella era il principale dirigente della Açao Libertadora Nacional (ALN), un’organizzazione “embrione dell’esercito rivoluzionario, forza armata del popolo, l’unica capace di distruggere le forze armate della reazione, abbattere la dittatura ed espellere l’imperialismo”. L’ALN rompeva la concezione del partito della tradizione marxista-leninista eliminando, secondo Marighella, “il complesso sistema di direzione con tutti i suoi passaggi intermedi ed una direzione numerosa, pesante e burocratica”.

Carlos Marighella viene sorpreso da un’imboscata della polizia alle 8 di sera nell’Alameda Rio Branco, a San Paolo. Clandestino, va ad un appuntamento fissato con dei frati dominicani; la trappola è stata costruita dopo che questi, torturati, lo avevano rivelato agli sbirri.

Il volume di fuoco che gli viene scaricato addosso è enorme. Restano sul terreno due altri morti, una poliziotta ed un passante, ed un altro poliziotto è ferito.
Eppure non vi fu un conflitto a fuoco, Marighella non ebbe neppure il tempo di pensare ad estrarre la sua pistola. Ma era ormai divenuto il nemico pubblico numero uno della dittatura militare, e i 29 (40 secondo altre versioni) uomini del DOPS (Dipartimento dell’ordine politico e sociale), comandati da Sergio Fleury, erano ansiosi di attribuirsi il prestigioso trofeo. Seguì la messinscena, il cadavere messo in un maggiolino Volkswagen e la versione ufficiale della sua reazione armata all’ordine di arrendersi dato dal delegato Fleury.

Solo nel 1996, con il lavoro d’inchiesta della Commissione speciale per i morti e i desaparecidos, la versione ufficiale fu contestata e fu provato che Marighela era stato ucciso con un tiro a bruciapelo dopo essere stato ferito quattro volte. Lo Stato federale ammise infine la propria responsabilità. Nel 2008, la Commissione amnistia del Ministero di giustizia ha attribuito anche a Clara Charf, compagna di Marighella, un’indennità a titolo di riparazione, analogamente a tanti altri casi di amnistiati (la Commissione ha già giudicato in circa 29’000 processi).

Nel dicembre 1979, i resti di Carlos Marighella, che era stato interrato dal DOPS a San Paolo come indigente, vennero trasportati e sepolti nel cimitero di Quintas dos Lázaros a Salvador de Bahia (nella foto, la lapide disegnata da Oscar Niemeyer). Jorge Amado, che era stato suo amico e compagno sugli scranni parlamentari del Partito Comunista Brasiliano (PCB), gli dedicò dei versi forti e commossi.
“Reconhecimento” [qui versione originale in portoghese] termina così:
Sei a casa tua, Carlos; la tua memoria restaurata,limpida e pura, fatta di verità e amore.
Sei arrivato qui per mano del popolo. Più vivo che mai, Carlos.

Forme della memoria
Il nome di Carlos Marighella ha una larga notorietà, in Brasile è divenuto una sorta di icona, paragonabile a quella di un Che Guevara nazionale.
Anche lui intelligente, colto, poeta, rivoluzionario, politico, guerrigliero, deciso, armato e coraggioso: “che non ha tempo per avere paura”.

Gli elementi di fascino e romanticismo non rendono però conto del conflitto di categorizzazioni che marca la concorrenza delle memorie collettive. La coppia di opposti non ha punti di incontro: è terrorista ed assassino, secondo la definizione delle autorità, o eroe della resistenza, per tutti gli oppositori della dittatura.

In diversi Stati brasiliani Carlos Marighela è il nome di una ‘rua’, una via cittadina. Ma non è che le intestazioni stradali siano facili o scontate.

L’attribuzione toponomastica è uno dei luoghi istituzionalizzati della memoria, ed in questo senso anche terreno di scontro.
Se in Brasile, come in molti altri paesi tra cui l’Italia, avviene quasi usualmente che alle diverse parti politiche rappresentate nel consiglio cittadino sia attribuita una ‘quota’ delle intestazioni da decidere –di modo che vengano poi tutte approvate consensualmente-, capita altresì che su certi nomi ci sia battaglia.

Il gruppo Tortura Nunca Mais ha denunciato l’intestazione di una strada a Sergio Fleury, l’assassino di Marighela, patron del DOPS, torturatore per eccellenza e capo dello Squadrone della morte.
La notizia di una ‘Via del torturatore’ ha sollevato proteste, e nel maggio 2009 il municipio di Sao Carlos, nello Stato di San Paolo, ha provveduto a rimuovere l’omaggio ad uno dei più indiscussi bastardi di quella storia, peraltro morto sul suo yacht e mai punito.

Ma come la piglierebbe un rivoluzionario internazionalista, si è chiesto qualcuno, se sapesse di essere ricordato su un cartello stradale come ‘patriota’?

Carlos Marighella la piglierebbe senz’altro bene invece, la notizia che ilMovimento dei lavoratori rurali Senza Terra (MST) gli ha intestato una sua scuola nello Stato di Parà, frequentata da 300 studenti.

In occasione del quarantesimo della sua morte, il 4 novembre 2009, verrà pubblicato un Manifesto :
In memoria di Carlos Marighella



Carlos Marighella cadde nella notte del 4 novembre 1969, a San Paolo, in un agguato condotto dal più notorio dei torturatori del regime militare. Rivoluzionario senza paura, è morto combattendo per la democrazia, la sovranità nazionale e la giustizia sociale.
Dalla giovinezza ribelle dello studente d'ingegneria a Salvador, alle brutali torture subite nelle carceri dell’Estado Novo (la seconda repubblica brasiliana, ndt), dalla disciplinata militanza di partito, alle poesie che esaltano la libertà; dal fermo intervento parlamentare come deputato comunista alla Costituente del 1946, all'appello alla resistenza armata, la sua vita è stata guidata da un incrollabile impegno con le lotte del nostro popolo. 


Passati quaranta anni, ci siamo lasciati alle spalle il periodo della paura e del terrore. La Costituzione del 1988 ha garantito la realizzazione del sistema rappresentativo, concludendo una lunga lotta di resistenza alla dittatura. In questo viaggio attraverso la storia, i più diversi credo, partiti, movimenti e istituzioni unirono le loro forze.



Il Brasile è irrotto nel 21 ° secolo assumendo nuove sfide. Si prepara a realizzare la sua vocazione storica alla sovranità, alla libertà e al superamento delle molte ingiustizie che ancora esistono. Per le altre rotte e nuovi calendari si apre la possibilità reale per il nostro paese di realizzare il sogno che è costato la vita di Marighella e di innumerevoli altri eroi della resistenza. Garantita la nostra libertà istituzionale, ora dobbiamo conquistare l’eguaglianza economica e sociale, veri pilastri della democrazia. 



L'America Latina sta superando un lungo e doloroso ciclo storico in cui fungeva da cortile della superpotenza imperiale. Ancora una volta, diverse strategie si combinano e si completano a vicenda per raggiungere lo stesso anelito storico: indipendenza, sovranità, distribuzione della ricchezza, crescita economica, rispetto dei diritti degli indigeni, riforma agraria, ampia partecipazione politica dei cittadini. I vecchi colonnelli mafiosi, responsabili delle uccisioni e dei massacri impuniti in ogni angolo del nostro continente, vengono spazzati via dalla storia e il loro posto viene occupato da rappresentanti della libertà come Bolívar, Martí, Sandino, Guevara e Salvador Allende. 



E il nome di Carlos Marighella è entrato in questa onorata galleria di liberatori.
I quaranta anni dal suo omicidio coincidono con un momento del tutto nuovo della vita nazionale. La sottomissione secolare viene sostituita da sentimenti rivoluzionari di speranza, fiducia nel futuro, determinazione ad affrontare tutti i privilegi e a sradicare tutte le forme di dominazione. 


Il nuovo sta emergendo, ma deve ancora affrontare una forte resistenza da parte delle forze conservatrici e reazionarie che non si lasciano rimuovere dal potere. Presenti a tutti i livelli dei tre poteri della Repubblica, queste forze cospirano contro il progresso democratico. Votano contro i diritti sociali. Criminalizzano i movimenti popolari e garantiscono l'impunità ai criminali in colletto bianco. Continuano a massacrare leader indigeni e i militanti della lotta per la terra. Squalificano qualsiasi agenda ambientale. Attaccano con virulenza programmi di lotta alla fame. Proferiscono sentenze viziate dal pregiudizio contro gruppi sociali più vulnerabili. Resuscitano tesi razziste per combattere le azioni affermative. Usano i loro giornali, radio e televisioni per predicare l'indebolimento dello Stato. Vogliono il ritorno dei tempi in cui il dio mercato era venerato come supremo organizzatore della nazione.



Non accettiamo retrocessioni. Né al passato recente del neoliberismo e dell'allineamento con la politica estera degli Stati Uniti, né ai giorni bui della dittatura, che riuscimmo a superare con grande difficoltà. 


Il nostro omaggio a Carlos Marighella si somma alla nostra rivendicazione che siano rigorosamente appurate tutte le violazioni dei Diritti dell’Uomo che si verificarono nei ventun’anni di dittatura. Non è più possibile interdire la discussione ritardando il necessario adeguamento dei brasiliani con la loro storia.
Esigiamo l'apertura di tutti gli archivi e la divulgazione al pubblico di tutte le informazioni sui crimini e sull'identità dei torturatori e assassini, sui loro clienti e sui loro finanziatori. 


Dobbiamo affrontare le forze reazionarie e conservatrici che difendono come legittima una legge di auto-amnistia che la dittatura impose, nel 1979, con minacce e ricatti. Sostenendo la legittimità di leggi che sono state imposte con la forza delle baionette, ignorano che un regime nato dalla violazione frontale della Costituzione, manca di qualsiasi legittimità fin dalla nascita. E tentano di nascondere che erano illegali tutte le leggi di un regime illegale. 


Sentendosi minacciate, queste forze rinnegano le serene formulazioni e decisioni delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione degli Stati Americani che indicano che la tortura è un crimine contro l'umanità stessa, e che non è soggetta ad amnistia, indulto o prescrizione. E tentano di nascondere che, nel preambolo della Dichiarazione Universale formulata dall'ONU il 10 dicembre 1948, è ribadito a chiare lettere il diritto dei popoli di ricorrere alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione. 



Per tutto ciò, celebrare la memoria di Carlos Marighella a questi quarant'anni che ci separano dalla sua vile esecuzione, significa riaffermare l’impegno con la marcia del Brasile e della Nuestra America (riferimento a José Martì, ndt) verso la realizzazione della nostra vocazione storica alla libertà, all'uguaglianza sociale e alla solidarietà tra i popoli. 



Celebrando la memoria di Carlos Marighella, apriamo il dialogo con le nuove generazioni, garantendo loro il recupero della verità storica. Onorando il suo nome e la lotta, affermiamo il nostro desiderio, che mai più la violenza degli oppressori possa nutrirsi d’impunità.
Carlos Marighella vive nella nostra memoria e nelle nostre lotte. 


Brasile, 4 novembre 2009.
La memoria, è sempre l’uso politico che si fa dei ricordi, e anche questo manifesto non fa eccezione.
Il ricordo di Marighella come comunista rivoluzionario sembra non trovare posto in un discorso rivolto ad affermare e difendere la democrazia parlamentare, e ancor meno la sua immagine di padre della guerriglia urbana. Tra le firme che sottoscrivono il Manifesto i nomi vengono, coerentemente con il testo, dell'area intellettuale vicina al governo Lula; c'è anche Dilma Rousseff, in lizza per la successione alla Presidenza.

Un Manifesto, quello dell'ALN, Marighella lo scrisse e lo diffuse per radio e giornali nel giugno del 1969:
Apparteniamo alla Ação Libertadora Nacional e ciò che proponiamo è di abbattere la dittatura, di annullare tutti i suoi atti dal 1964, di formare un governo rivoluzionario del popolo; di espellere i nord-americani, confiscare le loro imprese e le imprese e le proprietà di quelli che collaborano con loro; di trasformare la struttura agraria del paese, espropriando ed abolendo il latifondismo, dando la terra ai contadini, valorizzando l'uomo di campagna; di trasformare le condizioni di vita dei lavoratori, assicurando dei salari decenti e migliorando la situazione delle classi medie; assicurare la libertà su qualsiasi terreno, dal campo politico al campo culturale o religioso; ritirare il Brasile dalla condizione di satellite della politica estera degli Stati Uniti e collocarlo sul piano mondiale come nazione indipendente.
Sembra ben più chiaro, detto così.

02 novembre 2009

Pausa ricreazione

30 ottobre 2009

Scandalo An-Trans. Ultime novità.


A causa dei dietro-front (alcuni articoli sono stati modificati in maniera tale da rendere i personaggi descritti più difficilmente identificabili) delle testate che avevano riferito voci riguardanti alcuni esponenti politici del Pdl già facenti parti di An "secondo cui un ministro che si occupa di Europa sarebbe coinvolto nell’affaire trans ”(dalla nota dello staff di Larussa che fa appunto riferimento all'Europa come la passata versione di Giornalettismo poi cambiata in "affari internazionali") ho deciso di eliminare il nome del comunque riconoscibile ministro (solo tre ex-An sono ministri e solo uno si occupa specificamente di Europa) e per farlo ho dovuto cancellare anche il post in cui al cui link il nome compariva. In caso di errore chiediamo pubblicamente scusa alla persona in questione e offriamo doverosamente lo stesso spazio come diritto di replica e di rettifica. Ad ogni modo ricordiamo che abbiamo solo riportato in maniera fortemente dubitativa la notizia VERA che queste testate hanno riportato un inequivocabile identikit del ministro in questione e che noi non siamo in possesso di altre notizie se non quelle, reputate di dominio pubblico essendo state pubblicate da testate giornalistiche regolarmente registrate.
Ad ogni buon conto riportiamo qui l'articolo com'era apparso avendo avuto solo la cura di aver cancellato nome e foto della persona coinvolta.



Secondo voci di corridoio riportate anche da note testate online come Giornalettismo ( ma anche Affari italiani) anche l'ex-fascista, ex-missino, ex-aennino, ora pidiellino finiano nientepopòdimenoché Ministro de YYY On. X sarebbe cliente delle trans di Via Gradoli (passata alla cronache già ai tempi del rapimento Moro).
Prendiamo la notizia con le pinze, e non vogliamo in nessun modo avere un atteggiamento volgare come a destra hanno avuto nei confronti del povero Marrazzo, ma in caso di conferma della notizia pretenderemmo da X lo stesso comportamento di Marrazzo (dimissioni e abbandono definitivo della politica).
Intanto che dire di quelli che scrivevano " a destra con le escort, a sinistra con i trans"?
Che se la girino in culo!!!!

AGGIORNAMENTO.

Sul sito di Affari Italiani è apparso questo strano e sospetto trafiletto "Secondo alcuni siti che hanno impropriamente citato Affari Italiani si tratterebbe del ministro Andrea Ronchi. Circostanza del tutto destituita di fondamento e rispetto alla quale Affari Italianiprende le distanze nel modo più assoluto, considerandola falsa e priva di ogni consistenza"
Bene prendiamo atto che Affari Italiani sostiene di non aver mai dato elementi per identificare come X uno dei politici a cui alludeva nel suo articolo "Ed ecco chi sono gli altri politici andati a trans". Tanto dovevamo ad Affari Italiani e a X. In attesa che la vicenda sia chiarita precisiamo che ci siamo limitati a riportare in formula doverosamente e correttamente dubitativa quanto riportato su "Giornalettismo" , su forum( 1, 2 ), blog, commenti su blog , etc...e che sta facendo discutere in questi giorni un po' tutta il web italiano.



SECONDO AGGIORNAMENTO.

Con quest'articolo Giornalettismo pur rettificando le notizie riguardo la fonte rincara la dose e anzi parla anche di un altro ex ministro di An nel precedente governo Berlusconi (in realtà i governi Berlusconi nella legislatura 2001-2006 sono stati più di uno), " un ex ministro, spesso coinvolto in furiose polemiche con l’opposizione e nell’occhio del ciclone per alcune sue leggi molto discusse. Anche lui è un ex del partito di Fini, mentre adesso ricopre un importantissimo incarico parlamentare.". Non è molto difficile capire chi è tanto che il nome non c'è neanche bisogno di metterlo: è stato uno dei più noti esponenti di An, uno dei bracci destri di Fini, tanto famoso anche da essere oggetto di imitazioni da parte di vari attori.
Ad ogni modo, a quanto riporta sempre Giornalettismo, i nomi di questi esponenti pare stiamo per diventare di dominio pubblico " perché sembra che un giornale sia pronto alla pubblicazione dei due nomi.".
Staremo a vedere.

TERZO AGGIORNAMENTO.
Le novità si accavallano di ora in ora come era prevedibile: l'ex ministro è uscito allo scoperto smentendo tutto ma qualche dubbio a Giornalettismo resta, nonostante la minaccia di portare tutti in tribunale.
Che avesse ragione San Girolamo quando diceva " dum excusare credis, accusas"?
Speriamo , per l'on. Gasparri che non sia così.
Di certo troviamo un po' sospetto che tutte queste cose stiamo uscendo solo ora che Fini e i suoi fedelissimi stanno iniziando a prendere le distanze dal padrone di certi giornaletti di gossip...
Ad ogni modo rimaniamo a disposizione delle persone coinvolte in queste voci qualora decidessero che sia il caso di rettificare quanto scritto, nonostante sia, ripetiamo, solo notizie riportate da altre testate.

FINE POST


29 ottobre 2009

Un bancario ticinese: se parlassimo, il governo Berlusconi cadrebbe in 24 ore


















"Non c'è politico o esponente dell'economia italiana che non abbia un conto in Svizzera". Il ruolo della piazza finanziaria nella creazione dell'impero economico di Silvio Berlusconi. Il silenzio di Berlusconi sullo scudo fiscale e la guerra tra Tremonti e il Premier.

LUGANO - Per gli italiani il Canton Ticino è una classica piazza Off-Shore. Tra i 15.000 impiegati nella piazza finanziaria c'è un certo timore: Giulio Tremonti vuole prosciugare le banche luganesi.

Le autorità italiane stimano in 600 miliardi circa i fondi non dichiarati al fisco depositati in Svizzera. Rico von Wyss, docente dell'Università di San Gallo, riferisce a 20min.ch dei dati della Banca Nazionale Svizzera. Dei 4012 miliardi di franchi amministrati in Svizzera, sono 300 quelli in Ticino. E di questi 300 miliardi 200 sarebbero appartenenti a clienti italiani.

Il Ticino, con Lugano, è considerata la terza piazza finanziaria elvetica. Nel settore bancario a fare la parte del leone è Zurigo che, con il 43% degli occupati sul totale, si piazza decisamente al primo posto in Svizzera. Ginevra segue con il 19% e, infine, Lugano, che con il suo 5% è considerata una partner Junior. Per la clientela italiana la piazza bancaria ticinese presenta molti vantaggi. Nelle sfere di influenza, il Ticino è ormai considerato appartenente alla zona metropolitana di Milano. "La vicinanza geografica viene apprezzata dai clienti italiani - spiega il professore - e non esistono barriere linguistiche con i consulenti bancari".

Ora la crisi economica e finanziaria acuisce il fabbisogno degli Stati di drenare denaro pubblico per rilanciare i consumi e l'economia. I grandi stati Europei hanno messo a punto amnistie fiscali per riportare a casa capitali non dichiarati in paesi esteri. Oggi il Blick mostra una sorta di cartina dei fondi neri. Sarebbero 193,4 i miliardi di franchi non dichiarati al fisco tedesco confluiti in Svizzera, mentre sono 185,2 quelli italiani. Una montagna di denaro.

Dopo il blitz di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate dell'altro ieri, con la perquisizione di 76 succursali di banche svizzere in Italia, il governo svizzero esprime la propria preoccupazione e convoca l'ambasciatore d'Italia a Berna.

La tensione aumenta, così come il sentimento di ostilità nei confronti delle politiche economiche italiane, considerate oltraggiose da una buona parte dei partiti svizzeri. Al Blick un ex direttore con anni di esperienza alle spalle presso una delle più grandi banche in Ticino ha dichiarato che se lui parlasse, il governo italiano cadrebbe in un giorno". "Non c'è nessun esponente del Governo, nessuno del mondo dell'economia italiana che non abbia un conto in Svizzera" ha raccontato l'ex direttore al Blick.

Il giornale svizzero tedesco parla del pericolo che il Premier Berlusconi correrebbe se si esponesse troppo sul tema dello scudo, aggiungendo che dopo le critiche durante il G20 di Londra, Berlusconi non si è più esposto sulla questione. Il Blick ricorda la misteriosa ascesa di Berlusconi e il ruolo decisivo della piazza finanziaria ticinese. "Grazie al silenzio degli avvocati e delle banche ticinesi - si legge sul Blick - non è ancora chiaro da dove sono arrivati i milioni che gli hanno permesso il sorgere del suo impero costruito attorno alla Fininvest".

Infine, sul giornale ci si chiede se questa politica intrisa di attacchi contro la Svizzera non potrebbe rivelarsi suicida contro il Governo di Berlusconi. "Negli occhi dei banchieri è in corso una guerra tra Berlusconi e il ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Quest'ultimo, a quanto sembra, vorrebbe candidarsi quale successore di Berlusconi".

red



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