10 luglio 2009
09 luglio 2009
G8 flop. Ma stavolta non è colpa del nano.

No, non è stato per niente un successo questo G8, già partito malissimo con la defezione del pezzo da 90 (insieme e più di Obama) Hu Jintao. Accordi pochi, come rimarcato già dall'Onu. Nessun passo in più rispetto ai preaccordi presi in sede di preparazione del summit. Stavolta non è colpa del nano: non ha il potere di far riuscire o non far riuscire un G8 (al massimo fa delle gaffe come quella sottolineata dalla prima pagina di oggi dell'Unità). Nessun successo sarebbe suo come non è suo alcun insuccesso in questo caso. Però è bene sottolinearlo: sto G8 è stato un flop, e non il primo. Sembra ormai al capolinea come istituzione, si guarda infatti giustamente al G14 e al G20. I tempi cambiano, le istituzioni devono adattarsi alla nuova scena della geopolitica con Cina e India a capeggiare il fronte dei paesi in via di sviluppo. Senza di loro non si decide più nulla. Per fortuna.
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08 luglio 2009
Obama smerdacchia Berlusconi. Ma i bananas non lo hanno capito!
Obama smerdacchia Berlusconi.!E neanche in maniera tanto velata, date le circostanze e i ruoli istituzionali che ricoprono.Solo che i minus habens della destra, quelli che protestano contro il nano solo quando cede Kaka... (si proprio così, quello nella foto qui a sinistra è il famoso opinion maker -sic- Daw) non l'hanno mica capito!
Non solo ma sprecano inutile fiato (forse sperano di convincere qualcuno, poveri loro) da stamattina per sottolineare il grande successo del nano (che sarebbe il fatto che la Merkel è stata fotografata con lui, giuro, leggete qui, come se ci fosse una possibilità anche remota in per un premier di non farsi fotografare con il premier del paese ospitante il G8!! Assurdo...) e la grande "sconfitta", non si capisce di cosa e per cosa, di Repubblica!
Ma chissà che cosa voleva dire Obama con queste frasi: "Napolitano e' un vero leader mondiale". Cosi' il presidente americano Barack Obama ha espresso il suo apprezzamento per il nostro capo dello Stato. "Napolitano - ha detto al termine del colloquio al Quirinale - gode di una reputazione meravigliosa, dell'ammirazione di tutto il popolo italiano, non solo per la sua carriera politica, ma anche per la sua integrita' e gentilezza: e' un vero leader morale e rappresenta al meglio il vostro Paese''.
Un leader morale. Ci sono anche leader immorali? Chissà a chi si riferiva. Non è leggerissimamente irrituale che il Presidente degli Stati Uniti si spertichi in lodi verso il Presidente della Repubblica, notate bene sottolineando e rimarcando la sua integrità e moralità, e taccia totalmente sul presidente del consiglio? Un po' come se mentre ti presentano due ragazze a una e solo a una dici che è molto carina e all'altra non dici niente.
Più chiaro di così! Soprattutto se la seconda ragazza è un cesso (leggasi immorale e che gode di pessima fama).
Una presa di distanza enorme considerati gli angusti spazi che concede l'alta diplomazia, soprattutto in situazioni come queste, ma loro si appellano alle dichiarazioni scontate di Barroso fotocopia di quelle di baffetto D'Alema (ma questo non va detto, chiaro!).
Continuo a pensare che sia stata un'ottima giornata per Repubblica... un po' meno per questo piccolo gregge di sfigati che non sanno proprio come riempire la propria giornata. Ma qualche hobby più salutare, no?
p.s. Ho cercato civilmente di portare avanti queste argomentazioni sul loro blog, ma ovviamente hanno cancellato i miei commenti e mi hanno bannato, accusandomi pure di essere antisemita (!!!): sti poveracci stanno veramente alla frutta,bolliti come il loro padrone bonsai.
07 luglio 2009
Altra mazzata per il nano: non sarà italiano il presidente del parlamento europeo

Si era starnazzato molto negli ambienti della destra, riguardo alla possibilità che avendo il Pdl più seggi di tutti in campo conservatore in sede di parlamento europeo a loro sarebbe spettata la poltrona di presidente del parlamento europeo, e più precisamente a tal Mario Mauro, i cui meriti per succedere a De Gasperi, Martino , Scelba e Colombo sono ancora sconosciuti. Invece niente, siamo stati surclassati pure dai polacchi, anche grazie al flop elettorale del Pdl.
Sempre più grande il prestigio dell'Italia all'estero: il nano vuol dire fiducia...
Il governo del fare.
Figure di merda.
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In Verità vi dico
Cosa succede nello Xinjiang?
Volevo scrivere un bell'articolo (e quando avrò più tempo spero di poterlo fare) su quello che sta accadendo in Xinjang facendo anche una bella ripassata alla storia, per lo meno degli ultimi 60 anni. Ma il tempo scarseggia e ho trovato un bell'articolo del Professor Losurdo che di certo è migliore di qualsiasi articolo che avrei potuto produrre. Buona lettura.
Ricordate quello che avveniva negli anni della guerra fredda e soprattutto nella sua fase finale? La stampa occidentale non era mai stanca di agitare il tema dei profughi che fuggivano la dittatura comunista al fine di conquistare la libertà. Nella seconda metà degli anni ’70, dopo la disfatta subita dal governo fantoccio di Saigon e dalle truppe di occupazione Usa, il Vietnam finalmente riunificato veniva dipinto come un’enorme prigione, dalla quale fuggiva disperato, ammassato su mezzi di fortuna e rischiando la vita, il boat people. E, con le variazioni del caso, questo motivo veniva ripetuto a proposito di Cuba, della Repubblica Democratica Tedesca e di ogni altro paese scomunicato dal «mondo libero». Oggi, tutti possono vedere che dalle regioni orientali della Germania, dalla Polonia, Romania, Albania ecc., nonostante la libertà finalmente conquistata, il flusso migratorio verso l’Occidente continua e anzi si accentua ulteriormente. Solo che questi migranti non sono più accolti come combattenti per la causa della libertà, ma sono spesso respinti come delinquenti per lo meno potenziali. Le modalità della grande manipolazione risultano ora chiare e evidenti: la fuga dal Sud verso il Nord del pianeta, dall’area meno sviluppata (nell’ambito della quale si collocava anche il «campo socialista») verso l’area più sviluppata e più ricca, questo processo economico è stato trasfigurato dagli ideologi della guerra fredda come un’epica impresa politica e morale, esclusivamente ispirata dal sublime desiderio di raggiungere la terra promessa ovvero il «mondo libero».
Un’analoga manipolazione è in corso sotto i nostri occhi. Come spiegare i gravi incidenti che nel marzo 2008 si sono verificati in Tibet e che, su scala più larga, in questi giorni stanno divampando nello Xinjiang? In Occidente la «grande» stampa di «informazione» ma anche la «piccola» stampa di «sinistra» non hanno dubbi: tutto si spiega con la politica liberticida del governo di Pechino. Eppure, dovrebbe far riflettere il fatto che, più che le istituzioni statali, la furia dei manifestanti prende di mira gli han e soprattutto i negozi degli han. Eppure, su qualsiasi libro di storia si può leggere che nel Sud-Est asiatico (in paesi quali l’Indonesia, la Thailandia, la Malaysia) la minoranza cinese, che spesso grazie anche alla cultura imprenditoriale alle sue spalle esercita un peso economico nettamente superiore alla sua dimensione demografica, è regolarmente «il capro espiatorio e la vittima di veri e propri pogrom»[1]. Sì, nel Sud-est asiatico «la riuscita economica degli Hua qiao [dei cinesi d’oltremare] è accompagnata da gelosie che sfociano regolarmente in esplosioni di violenza anticinese, le quali finiscono talvolta col turbare le relazioni diplomatiche. Fu il caso in particolare della Malaysia nel corso degli anni ’60, dell’Indonesia nel 1965, allorché i disordini interni furono il pretesto per il massacro di diverse centinaia di migliaia di persone. Trent’anni più tardi, le sommosse che caratterizzarono in Indonesia la caduta del dittatore Suharto e che colpirono sistematicamente la comunità cinese, richiamarono di nuovo l’attenzione sulla fragilità della situazione»[2]. Non a caso, l’odio anticinese è stato spesso paragonato all’odio antiebraico.
Con lo straordinario sviluppo che stanno conoscendo il Tibet e lo Xinjiang, anche in queste regioni tendono a riprodursi i pogrom contro gli han, che sono attratti dalle nuove opportunità economiche e che spesso vedono i loro sforzi coronati dal successo. Il Tibet e lo Xinjiang attraggono gli han allo stesso modo in cui Pechino, Shanghai e le città più avanzate della Cina attraggono gli imprenditori e i tecnici occidentali (o cinesi d’oltremare), che spesso svolgono un ruolo rilevante in settori dove essi possono ancora far valere la loro superiore specializzazione. Non ha senso spiegare i gravi incidenti nel Tibet e nello Xinjiang, con la teoria dell’«invasione» han, una teoria che certo non funziona per il Sud-est asiatico. D’altro canto, anche in Italia e in Occidente la lotta contro l’«invasione» è il cavallo di battaglia degl xenofobi.
Ma ora concentriamoci sullo Xinjiang. Ecco in che modo nel 1999 la situazione vigente in questa regione è stata descritta sulla rivista «Limes» dal generale italiano Fabio Mini: è in corso uno straordinario sviluppo e il governo centrale cinese è impegnato a «finanziare, a ritorno quasi zero, immani opere infrastrutturali». A quanto pare, lo sviluppo economico va di pari passo col rispetto dell'autonomia: «La polizia locale è composta per massima parte da uiguri». Ciò nonostante, non manca l'agitazione separatista, «parzialmente finanziata da estremisti islamici, come i taliban afghani». Si tratta di un movimento che «si mescola con la delinquenza comune» e che si macchia di «nefandezze». Gli attentati sembrano prendere di mira in primo luogo gli «uiguri tolleranti o "collaborazionisti"» ovvero le «stazioni di polizia», controllate, come abbiamo visto, dagli uiguri. In ogni caso – concludeva il generale che pure non nascondeva le sue simpatie di natura geopolitica per la prospettiva separatista – «se gli abitanti dello Xinjiang fossero chiamati oggi a un referendum sull'indipendenza, probabilmente voterebbero in maggioranza contro»[3].
Naturalmente, assieme al pericolo rappresentato da minoranze per un verso avvelenate, in certi settori, dal fondamentalismo e per un altro verso aizzate dall’Occidente, occorre tener presente il pericolo dello sciovinismo han, che anche in questi giorni si fa sentire: ed è un problema su cui ha sempre richiamato l’attenzione il Partito comunista cinese, da Mao Zedong a Hu Jintao. Ma quanti a sinistra sono inclini a trasfigurare il separatismo degli uiguri farebbero bene a leggere l’intervista rilasciata, alcune settimane prima degli ultimi avvenimenti, da Rebiya Kadeer, la leader degli movimento separatista uiguro. Dal suo esilio statunitense, parlando con una giornalista italiana, la sullodata signora così si esprime: «Lo vedi, tu gesticoli come me, hai la mia stessa pelle bianca: sei indoeuropea, vorresti essere oppressa da un comunista con la pelle gialla?»[4]. Come si vede, l’argomento decisivo non è la condanna dell’«invasione» han e non è neppure l’anticomunismo. Piuttosto, la mitologia ariana, ovvero «indoeuropea», esprime tutta la sua ripugnanza per i barbari dalla «pelle gialla».
Domenico Losurdo
Riferimenti bibliografici
Jean-Vincent Brisset 2002
La Chine, une puissance encerclé?, Puf, Paris
Jean-François Dufour 1999
Géopolitique de la Chine, Complexe, Bruxelles
Fabio Mini 1999
Xinjiang o Turkestan orientale?, in «Limes. Rivista italiana di geopolitica», n. 1, pp. 83-96.
Antonella Rampino 2009La leader dei turchi del Xinjiang: «La gentilezza ci sta uccidendo», in «La Stampa» dell’8 maggio, p. 21.
[1] Brisset 2002, p. 68.
[2] Dufour 1999, pp. 106-7.
[3] Mini 1999.
[4] Rampino 2009, p. 21.
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Cina
02 luglio 2009
Il Ddl sulla "sicurezza" è il prezzo che il governo paga alla mafia.

Non lasciate prendervi in giro. Il decreto legge sulla "sicurezza" non è un illegale, contrario alle norme europee, provvedimento razzista, liberticida etc... o almeno non è solo questo. La cosa più grave è che la istituzione del reato di clandestinità, che prevede in realtà solo una sanzione pecunaria inflitta a dei nullatenenti, e quindi assolutamente inutile, andrà comunque ad intasare i calendari dei procedimenti penali permettendo alle difese di tanti criminali, mafiosi, camorristi, etc... di arrivare felicemente a prescrizione. Un regalo enorme alla criminalità organizzata. Regalo... nessuno fa niente per niente. Ricordare Napoli...
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