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25 febbraio 2010

Google condannata: non centrano nulla la “libertà” o la “Cina”!!

di Alberto Fattori per Yibu-Yibu


Ogni volta che si parla di rete, sui titoli dei giornali, le parole “libertà” e “Cina” sono sempre utilizzate quali valori positivi ed esempi negativi, con i quali in molti, troppi poi tendono a difendere / giustificare il proprio agire.

Google è stata condannata da un tribunale italiano per violazione della Privacy nel caso del ragazzo perseguitato dai suoi coetanei che poi ne hanno pubblicato il video su YouTube.

Subito i vertici della società americana (e molta stampa) si sono scaldati, invocando “la violazione della Libertà della rete in Italia e che l’Italia è come la Cina”.

Entrambe le affermazioni, in questo caso, non sono assolutamente calzanti, anche perché in questo caso è tutto, tranne che un caso di censura contro YouTube.

Infatti i giudici hanno solo applicato la legge, in particolare per quello che in termini giuridici si definisce “la responsabilità oggettiva” della società e dei suoi vertici di fronte alla legge, quando questa viene violata, sia da propri dipendenti che da propri servizi / clienti / partners.

Il problema però di fondo, è che pensando a se stessa, troppo spesso Google pensa di poter godere di una extra-territorialità de facto, la stessa che ha finito per portarla sul banco degli imputati per evasione fiscale, vista la “triangolazione” sull’Irlanda dei fatturati Italiani (e conseguente evasione fiscale), un modo molto “old economy” per gestire i propri affari o sul caso dei diritti d’autore violati nel caso degli scrittori di tutto il mondo. ( cinesi compresi!)

Nel caso del ragazzo “sbattuto” su Internet, la libertà non c’entra nulla. Perché se è vero che chi ha pubblicato quel video è colui che va perseguito, oggettivamente, Google ha consentito che ciò accadesse, nel senso che il servizio di sua proprietà ha la “spiccata” potenzialità di dare notorietà planetaria ma anche “sputtanamenti” di pari rilevanza.

Per cui, come del resto si intende per “oggettivo”, Google – Youtube, hanno il compito / obbligo di vigilare affinché non si compiano “abusi” o peggio, si usi il servizio per altri fini, diversi da quelli “buoni” che tutti si augurano siano la norma.

Se poi come dichiarato da Google “controllare tutto è qualcosa di “impossibile”, questa appare una giustificazione di comodo, visto che da quando mondo è mondo, gli editori e Google – Youtube è equiparabile ad un editore del 20° secolo, sono spesso finiti nella aule di tribunali per quanto pubblicato sui propri canali.

Ovviamente il compito di vigilare di Google – Youtube, se comparato con quello degli editori tradizionale, è improbo, vista la tipologia della sua rete e i quasi 1 Miliardo di video pubblicati sulla propria piattaforma Youtube.

Ma ciò non basta a giustificare il rifiuto alla “oggettiva” responsabilità che Google – Youtube devono accettare, visto che fa parte degli Oneri – Onori di cui gode e grazie ai quali è divento un colosso a livello mondiale in termini economici e finanziari.

Non scordiamoci che attraverso i video che “gratuitamente” gli utenti pubblicano, Google – Youtube ne hanno fatto un business di advertising per se stessi (senza ricompensare i propri utenti!).

Quindi invece di chiamare ogni volta la “guerra santa”, Google – Youtube cerchino di trovare la giusta maniera affinché episodi del genere non abbiano a ripetersi, perché il ragazzo oggetto degli abusi, ne avrà un ricordo profondo che rischia di segnarlo per tutta la vita. E questo chi glielo ripaga??

Per quanto le regole vigenti appaiono spesso sicuramente antiquate per giudicare episodi sui Social Media, come nel caso della responsabilità oggettiva degli editori 2.0, dove di fatto sono spesso più piattaforme che editori nel senso classico, non va però dimenticato come il mondo della rete sia solo una parte, per quanto importante, della società umana.

E per quanto ci si augura che le dinamiche che la rete sta innovando costantemente da una quindicina di anni, possano continuare a migliorare anche la società civile offline, occorre però anche trovare un modo meno “fondamentalista” di un perenne scontro tra reale – virtuale, analogico – digitale, vecchio – nuovo, che invece rischia di far regredire non di poco.

L’esempio è sotto gli occhi di tutti: più si alza il “tiro” dichiarando la legittimità di certi atti web 2.0 ( vedi questioni sui diritti d’autori, blogger, identità – wifi ..) più la risposta dei legislatori occidentali ( Francia, Italia etc…) si fa stringente, perché li porta a scegliere di regolamentare di più, per paura che la rete, possa non essere solo un nuovo media innovativo, ma prima di tutto, un mezzo per cambiare gli status quo della società.

Una strategia perdente, perché la “rivoluzione silenziosa” che Internet è in grado di realizzare, non ha bisogno di scontri, visto che dove arriva, provoca sempre cambiamenti duraturi del tutto naturali, senza forzature.

Quindi che Google voglia ergersi a portavoce della difesa della nostra libertà, mentre nella realtà, come giusto che sia, sta di fatto difendendo i propri interessi aziendali nel mondo, rischia di strumentalizzare la “naturale” bellezza della rete.

Quella che aspira al prossimo Premio Nobel per la Pace, quella che come le Madre Teresa di Calcutta e i Gandhi, non hanno alcun bisogno di alcuno scontro per portare il “verbo” e contribuire a cambiare il mondo nel suo profondo, per sempre.

Quindi Google, oggettivamente, la smetta di parlare di cose che sono “ancora più grandi di loro” e pensi a fare ancora meglio quello che sta già facendo egregiamente, potenziando i suoi controlli, come stanno facendo i cugini di Facebook, cosa che probabilmente non li fa più dormire la notte!

14 gennaio 2010

La verità sulla "guerra" Cina-Google


Ne abbiamo sentite di tutti i colori da ieri notte quando è uscita la "notizia" che Google aveva eliminato i filtri che applicava in Cina e che quindi finalmente i cinesi (che proprio non vedevano l'ora non avendo proprio null'altro di interessante da fare!) possono ora finalmente trovare risultati sul Dalai Lama e su Tienanmen (che detto così significherebbe la piazza ma che a noi occidentali  imbevuti di propaganda dovrebbe evocare una presunta strage avvenuta nel 1989 , ripresa, dicono, dalle telecamere di mezzo mondo, ma di cui non ci è mai stata fatta vedere alcuna immagine, chissà come mai).

Inizialmente si era parlato tra le motivazioni di Google, riguardo a un attacco informatico da parte di ignoti, e che quindi la stampa occidentale ha prontamente attribuito al governo, anzi no a come lo chiamano loro "regime" cinese) allo scopo, udite udite, di leggere le caselle di posta Gmail di alcuni dissidenti politici!
Come se questi dissidenti fossero tanto idioti da usare una casella di posta di Google, che è noto a tutti ha definito degli accordi col governo cinesi, per scambiarsi delle informazioni riservate!!!
Geniale, direi un capolavoro.

In realtà gli attacchi informatici venuti dalla Cina sono di carattere di spionaggio in industriale e non certo a scopi neanche latamente "politici". Chi può essere interessato ai segreti industriali di Google, più che il governo cinese, possono essere i rivali di Baiku e perché no quelli di Bing, Yahoo, Ask, etc...
C'è da dire che a differenza dell'occidente dove Google ha un quasi monopolio ormai (solo scalfito dal recente successo di Bing) sulle ricerche in rete, in Cina la sua quota di mercato è relativamente marginale e quindi, viene da sè, l'abbandono dei filtri è abbastanza indifferente per i cinesi che già conoscono mille modi per aggirarli usando server proxy e altri espedienti (usando Opera Mini per esempio non c'è neanche bisogno di quelli, usando un semplicissimo cellulare): chi voleva informazioni (di primissiam mano) sulla Cina provenienti dagli Stati Uniti o sul Tibet, provenienti da Dharmsala (India) già aveva la possibilità di farlo.
Risibili quindi certi commenti di alcuni che gridavano al miracolo riguardo ad una "rete finalmente libera".
La ripicca di Google, quindi,  non è stato tanto togliere questi filtri ma l'annuncio stesso, pomposo e dato in pasto ai media di mezzo-mondo teso a mettere in imbarazzo il governo cinese non tanto e non certo di fronte ai propri cittadini ma di fronte all'opinione pubblica occidentale, con lo scopo non certo di salvaguardare i diritti e la libertà dei c.d dissidenti ma di salvaguardare i propri segreti industriali.
E non è un caso che la risposta cinese, misurata e decisamente sibillina , faceva riferimento alla legge cinese. Si tratta, tra le righe di una rassicurazione nei riguardi di Google, che eventuali trasgressioni saranno punite se dovessero continuare. Trasgressioni sia di Google che ha violato gli accordi presi (e anche in Cina vale il principio di Pacta sunt servanda), sia dei cyber-aggressori che hanno attaccato Google dal territorio cinese in spregio delle leggi cinesi).
 Alcuni articoli specifici apparsi in rete sull'argomento sono stati esilaranti.

Per esempio Qui si parla con scandalo di " pretesa di «guidare l'opinione pubblica», che si scontra con uno dei caposaldi della democrazia, ovvero la libertà di opinione" come se in occidente invece i governi non cercassero di guidarla l'opionione pubblica: forse l'autore dell'articolo (tale Alessandro Sala, o forse sarebbe più appropriato "Sola" ) non ha mai sentito parlare degli editoriali di Minzolini.
Mi riservo di aggiungerne altri man mano che ho il tempo di leggerli tutti, anche magari da qualche delirante blogger.

Invece il più onesto, misurato è stato come sempre , da grande conoscitore della Cina l'ottimo Francesco Sisci per La Stampa.
Abbastanza bene, tutto sommato, Alessandro Zambardino per Repubblica.
Stendiamo un velo pietoso sul Corriere per non parlare del ciarpame di destra.

Infine parzialmente off-topic segnalo questa discussione avuta con Pietro Verni, già fondatore e presidente della fondazione Italia-Tibet (sic) e già apparso in foto su questo blog in compagnia del suo degno compare Giovanni Vuono (sic) . E' interessante per notare non solo la totale impreparazione a livello storico e giuridico, ma anche e soprattutto, le tecniche usate da lui e dai suoi sgherri , di disinformazione. Deleggittimare, accusare, tergiversare, insultare, ironizzare e cercare SEMPRE di cambiare discorso, parlando d'altro, quando le loro menzogne vengono analizzate punto punto e portate alla luce. Da "veri democratici" quali sono, non hanno trovato di meglio da fare che mettersi ad attaccare personalmente chiamando a raccolta di volta in volta altri sgherri per creare l'impressione per chi legge che ci fosse qualcuno che insultava.
Tecniche un po' grezze e non so quanto efficaci. Da professionisti della mistificazione della storica forse però mi sarei aspettato di meglio. Ma non certo onestà intellettuale. Quella non ti da il pane.