09 settembre 2010

Due articoli sul caso Sakineh e una breve riflessione.

Lapidazione Sakineh, la verità oltre la strumentalizzazione

Nel mondo globalizzato del web ed in particolare in quello occidentale, sempre più spesso, risulta molto difficile diffondere un tipo d'informazione libera da catene ideologiche e da messaggi incredibilmente fuorvianti. Questa talvolta enorme difficoltà comunicativa si riscontra perchè, per quanto se ne dica, il web in occidente è fortunatamente libero ed anarchico ed ognuno, dall'affermato e competente giornalista al bloggher fanatico e paranoico, può diffondere la propria versione dei fatti.
E così capita di essere costretti a leggere le analisi incredibilmente faziose del filo-americano convinto e di colui che, al contrario, pur comprando/utilizzando vestiti americani, cibo americano, pc americani, software americani, auto americane, cellulari americani e via discorrendo, gioca al piccolo anti-occidentale dal proprio pulcioso salottino finto-progressista e vede complotti masso-giudaico-plutonico-rettiliani in tutto ciò che accade nel mondo orientale e mediorientale.
Per questi individui dal cervellino imbevuto fino all'inverosimile di anti-propaganda e di accettazione acritica del pensiero critico, dunque, gli States e tutto l'occidente rivestono il ruolo di "cattivi" assoluti e biechi imperialisti senza scrupoli, mentre, il resto del globo, anche se governato da orribili dittature militari e/o teocratiche e schiavo di fondamentalismi religiosi, recita la parte del "debole" ed eroico oppositore del gigante capitalista.
Un caso eclatante di effettiva strumentalizzazione filo-occidentale ed anti-iraniana che tiene banco soprattutto tra i numerosi attivisti da tastiera e detective improvvisati che bazzicano sul web  è quello collegato alla lapidazione di  
Sakineh Mohammadi Ashtiani; giovane donna iraniana che rischia un'esecuzione barbara ed atroce poichè condannata per adulterio.
Ora, come dicevamo pocanzi, che sul caso di questa donna sia scattata una frenesia propagandastica anti-iraniana è innegabile e palese. Così come è palese che è giusto sottolineare con insistenza tale aspetto. Ciò che però risulta non solo ingiusto ma anche clamorosamente ridicolo e sintomo di scarsa sensibilità è lasciarsi andare ad un tipo di anti-propaganda a difesa dell'Iran che risulta più faziosa ed odiosa della propaganda stessa che si vorrebbe combattere.
La prima notizia distorta, infatti, riguarda la presunta accusa di concorso in omicidio che penderebbe sulla donna. Questo aspetto, per i trinariciuti filo-islamici per atteggiamento più che per cognizione di causa, giustificherebbe in buona parte la lapidazione e, al contempo, renderebbe identiche la dittatura teocratica al sistema democratico (molto difettoso) americano.
Punto primo: di questa accusa non si hanno assolutamente notizie certe e, l'unica a parlarne dietro la ripetuta e credibilissima minaccia di morte, è stata la stessa Sakineh. Alla donna, difatti, è stata estorta con violenze e minacce una pseudo-confessione di complicità nell'esecuzione dell'ex marito.
Punto secondo: si tratta di un'accusa e non di una condanna definitiva (ma in nome dell'antiamericanismo si giustifica ogni più becera forma di giustizialismo). Accusa tra l'altro non supportata da prove, processi, testimonianze ecc .
Insomma: i grandi propositori di una democrazia perfetta, accettano di giustificare la morte di una donna per lapidazione; prendendo come assoltamente vere dicerie, dogmi e voci provenienti da posti che probabilmente non hanno nemmeno mai visitato e frutto di regimi totalitari dei quali, nella migliore delle ipotesi, hanno letto solo sui libri o su qualche blog finto-alternativo. Altro ragionamento molto utilizzato da queste persone sfornite di libertà ed onestà intellettuale, poi, rappresenta il parallelismo-similiturdine tra una dittatura teocratica mediorientale ed il sistema democratico degli Usa; asserendo addirittura che negli States le condanne per pena di morte passano sotto silenzio e vengono unanimamente accettata dalla popolazione. Un tipo di affermazione che lascia sgomento chiunque conosca gli Stati Uniti e le innumerevoli manifestazioni ed associazioni anti pena-capitale che sono attive sul territorio praticamente ogni giorno. Paragonare la condanna a morte per adulterio dovuta a medioevali dogmi religiosi (adducendo ad un presunto concorso in omicidio di cui si hanno notizie confuse e parziali) alle condanne di matrice americana è semplicemente folle e rappresenta un pericoloso distaccamento dalla realtà; oltre all'incapacità di leggere con vero piglio critico determinati accadimenti.
Concludendo, infatti, non si può non restare colpiti dall'enorme riscontro mediatico fornito ad una vicenda giudiziaria che, per quanto barbara e scandalosa, è purtroppo fin troppo diffusa in determinati paesi. Al contempo, quindi, è inevitabile (e doveroso) notare una effettiva volontà di propaganda anti-iraniana da parte delle potenze occidentali. Il punto, però, è che non è sminuendo o addirittura giustificando la lapidazione di Sakineh che si spinge il popolo bue a risvegliarsi e a ragionare-valutare in maniera autonoma ciò che di controverso accade nel mondo. Non è facendo classifiche tra battaglie per i diritti civili di serie A e serie B che si costruisce quella democrazia meno imperfetta che tutti i sani di mente auspicano. Chi non la pensa così, dovrebbe immediatamente abbandonare le panciute e comode abitudini occidentali e trasferirsi sotto qualche regime talebano o magari proprio in Iran. Così, almeno, al suo ritorno nella tanto odiata patria potrà parlare di "dittatura", "censura" e via dicendo in maniera consapevole e più credibile.
In caso contrario, queste persone, non si dimostreranno meno pecore delle altre pecore dalle quali tentano pateticamente e nevrastenicamente di differenziarsi. Per capire il mondo non basta prendere lavagna e gesso e  tracciare una linea di divisione tra i "buoni" a sinistra e i "cattivi" a destra come si faceva alle elementari. A 8 anni gli insegnanti ci chiedevano di farlo per tenerci occupati mentre si fumavano una sigaretta o prendevano un caffe. Continuare a con questo gioco superata la pre-adolescenza, però, è sinonimo di grande ignoranza e scarsissima capacità critica reale.(end)



Sul caso Sakineh la prepotenza dell’Occidente


di Marcello Frigeri (fonte: Libera Critica)

E’ chiaro a tutti ormai che l’indignazione internazionale (anzi, occidentale) non riguarda tanto la pena di morte che pende sul capo di Sakineh, quanto il suo modus operandi: la lapidazione. E’ un sistema barbaro, violento e di estrema sofferenza (il sasso non deve essere né troppo grosso, rischierebbe di ucciderla all’istante, e né troppo piccolo, non la ucciderebbe in “tempi ragionevoli”). La lapidazione è un accanimento atroce contro la vittima. E non inumano come i molti tendono a pensare che sia: è proprio grazie alla peculiare cattiveria umana e al suo orrore che si riescono ad inventare pene e torture del genere. Sarebbe invece inumano che l’uomo smettesse di portare sofferenza ad altri uomini. Ma questa è un’altra storia. L’opinione pubblica, i vertici francesi, quelli italiani, quelli americani ed inglesi (e tutto il mondo occidentale e sedicente democratico), come detto, sono scandalizzati non tanto dalla pena di morte, quanto dal tipo di pena. Altrimenti, senza troppe ipocrisie, l’America tacerebbe e si nasconderebbe per la vergogna, poiché in Texas (tanto per fare un esempio) la pena capitale arriva ad uccidere anche 90 persone l’anno; le forze politiche, poi, si mobiliterebbero costantemente contro quelle nazioni che ne fanno largo uso, come la Cina, la Mongolia, l’India, l’Egitto, l’Iraq, la Libia, gli Usa, il Pakistan, l’Afghanistan, l’Etiopia, e altre decine. Ma nessuno dice niente. Sarebbe bello se sotto la foto di Sakineh, affissa alle pareti delle più importante piazze occidentali, ci fosse scritto “salviamo lei e tutti gli altri”. Ma ai politci schifosamente ipocriti non interessa “salvare tutti”, perché non interessa la pena di morte. Questa mobilitazione è una sporca campagna mediatica contro il regime iraniano. Perché oggi ci si indigna per Sakineh? Si scopre soltanto adesso che l’Iran uccide i criminali con la lapidazione? E per tutti quelli che sono morti precedentemente dov’era l’indignazione occidentale? E per quelli che moriranno nel prossimo futuro faremo mai qualcosa? Quando i riflettori saranno spenti su questa povera donna (non si sa se sia colpevole o meno, ma francamente non è interessante), ecco che nessuno parlerà più di indignazione. Hanno ragione i vertici iraniani quando dicono che la campagna pro Sakineh è in realtà un tentativo di infangare la loro politica. Guardacaso gli ipocriti si indignano oggi, periodo in cui l’Iran è sotto i riflettori americani da diverso tempo, e contro cui è in atto la classica infamia mediatica americana, identica a quellacontra-Vietnam (che portò alla storica guerra), a quella contra-Corea (guerra) e a quellacontra-Iraq (guerra). La verità è che se si prova pietà per una donna che è stata mandata a morte, allora la si deve provare per tutti quelli assassinati dallo Stato (quale esso sia è indifferente) attraverso la pena capitale; e per tutti quelli che verranno uccisi. E’ la pena di morte che è barbara, e non soltanto il suo modus operandi. E altro fatto: che diritto ha il Parlamento europeo per ordinare la scarcerazione di Sakineh? Nessuno ha il potere di scavalcare le leggi di uno Stato, nemmeno il più potente tra i Paesi di questo mondo. E’ un po’ come se un bel giorno l’America ci intimasse di liberare Amanda Knox (ricordate il delitto di Perugia?) perché da loro ritenuta innocente. Non ne avrebbero il diritto: nessuno, NESSUNO, è al di sopra delle leggi. Ingiuste o giuste che siano.  Pure l’Europa, l’arrogante Europa, non ha il potere di ordinare la scarcerazione di Sakineh, si mettano il cuore in pace a Strasburgo. E per i politici schifosamente ipocriti: se lottate per la liberazione della povera donna, e dunque contro la pena di morte, fatelo sempre e per chiunque. Altrimenti in futuro saremo autorizzati a considerarvi schifosamente ipocriti.

LE MIE CONSIDERAZIONI: A parte il fatto che non bisognerebbe parlare di lapidazione ma di impiccagione visto che la lapidazione in Iran non viene più eseguita dal 2002. Poi, stiamo ai fatti: l'ambasciatore iraniano sostiene che questa donna si sia resa colpevole di omicidio (o peggio mariticidio) e si presume quindi che sia stata anche processata e condannata per questo. Chi sostiene il contrario può provarlo? Può smentire una voce tanto autorevole come l'ambasciatore?
Poi, riguardo al primo articolo. Se è vero che le esecuzioni capitali in sè sono barbare, come è possibile fare distinguo tra "le condanne di matrice americana" (di innocenti spesso, fatte su base razziale, ancora più spesso)?
Anzi a maggior ragione, dato che gli Stati Uniti si propongono , ma soprattutto si impongono(o almeno cercano di farlo) come modello da seguire, queste esecuzioni sono ancora più gravi. Per questo e perché sono in contrasto con gli stessi nostri valori che poi vorremmo imporre a chi ha valori diversi dai nostri e che differentemente da noi, almeno, si comporta in maniera coerente.





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