14 gennaio 2009

"Stalin, Storia e critica di una leggenda nera" di Domenico Losurdo.


Dal blog Prospettiva Lenin

Finalmente, nel periodo in cui va di moda sparare a zero sui comunisti, sulla Resistenza, sulla storia dell'URSS, senza neanche curarsi se è vero o meno ciò che si afferma, un libro, scritto dall'insigne Professore Domenico Losurdo, apre uno spunto di riflessione sulla figura più controversa e demonizzata della storia del movimento operaio: il rivoluzionario giorgiano Iosif Vissarionovič Džugašvili, meglio conosciuto come Stalin. Un nome, che è ormai sinonimo di gulag, tirannia, deportazioni: insomma una spietato e sanguinario dittatore, temuto e amato in vita quanto osteggiato e deriso dopo la morte.
Il libro di Losurdo, cercando di andare oltre le banalizzazioni della propaganda, ricostruisce storicamente sia la vicenda staliniana che l'immagine dell' "uomo di acciaio" nel corso della storia stessa. Subito dopo la sua morte, infatti, vero e ammirato era il cordoglio generale. Tanto ammirato che l'autore riporta una dichiarazione di Alcide De Gasperi (che ne aveva riconosciuto le doti di grande organizzatore militare), non sospettabile di simpatie comuniste, che testualmente affermava : "Quando vedo che mentre Hitler e Mussolini perseguitavano gli uomini per la loro razza, e inventavano quella spaventosa legislazione antiebraica che conosciamo, e vedo contemporaneamente i russi composti di 160 razze cercare la fusione di queste razze superando le diversità esistenti tra l'Asia e l'Europa, questo tentativo, questo sforzo verso l'unificazione del consorzio umano, lasciatemi dire: questo è cristiano, questo è eminentemente universalistico nel senso del Cattolicismo" (pag. 13) . Ammirazione che fu condivisa da politici come Winston Churchill, Averell Harrimann (ambasciatore USA a Mosca 1945 - 46) e persino da intellettuali quali Norberto Bobbio, Benedetto Croce e Hannah Arendt (che poi cambiò radicalmente il proprio punto di vista).
Questa visione positiva, apologetica, subisce una inversione in un momento preciso della storia: in piena guerra fredda, il discorso pronunciato da Nikita Sergeevič Chruščёv il 25 febbraio 1956 in occasione del XX Congresso del PCUS, il famoso Rapporto, che dipinse Stalin come un dittatore sanguinario, vanitoso e mediocre dal punto di vista intellettuale: un ritratto falsato che consentiva al gruppo dirigente di accreditarsi come "unico depositario della legittimità rivoluzionaria" (pag. 17). Le accuse nei confronti del Segretario comunista furono rafforzate dalla propaganda del suo rivale sconfitto e degli intellettuali che a questi si rifacevano, cioè Trockij. Tutte i rimproveri a Stalin consentivano inoltre di non affrontare alcuni nodi dell'evoluzione storica, che di certo non rispondevano ad una rigida e ingessata lettura dei testi di Marx e di Lenin, poichè, per esempio, vi furono il rafforzamento dello Stato invece della sua estinzione, la forza delle identità nazionali (ben analizzata da Stalin stesso) si affermò a discapito di una visione semplificata dell'internazionalismo: la lettura interessata del XX Congresso consentiva di addossare tutte le contraddizioni all'opera infausta del dittatore scomparso. Il libro fa giustizia di alcune affermazioni ridicole della propaganda anticomunista, riporta la discussione sul piano storico (complesso è l'innesto della Rivoluzione nella storia della Russia pre-sovietica e della Prima Guerra Mondiale) confuta alcuni passi del discorso di Chruščёv e alcune leggende sui primi giorni dell'operazione Barbarossa (si è affermato che Stalin si fosse quasi ritirato dalle proprie responsabilità perchè colpito personalmente dal tradimento dei tedeschi, in realtà da documenti e testimonianze emerge l'esatto contrario). Sulle altre tragedie, tra cui i gulag e la collettivizzazione forzata delle campagne con la creazione di un imponente apparato industriale, si considera il clima di guerra e di emergenza che la Rivoluzione sovietica fin dagli inizi, dai tentativi di colpo di Stato, alle invasioni delle truppe bianche, si trova ad affrontare, con la necessità di sviluppare la nazione anche per poterla meglio difendere dagli attacchi. La stessa lotta politica tra Trockij e gli altri bolscevichi scatenata contro Stalin non fu sul semplice piano dialettico, ma portò il paese sull'orlo della guerra civile (a dieci anni dall'ottobre 1917 Trockij stava preparando un vero e proprio colpo di mano): i processi, le epurazioni, il terrore, furono in pratica "giustificati" da Churchill e dagli americani (si pensi all'ambasciatore Davies che affermava l'esistenza dei complotti antistaliniani) e da De Gasperi sulla scorta di informazioni in loro possesso.
Altri fatti vengono analizzati nel testo, che colloca la vicenda nel contesto della storia russa e del movimento operaio: non si tratta di un libro revisionista, sarebbe deluso chi si aspetta di trovare la negazione di alcuni tristi episodi. E' un saggio problematico, scritto da uno storico che compara situazioni coeve a queste vicende (ci sono pagine interessanti anche sulle vicende del colonialismo e dello schiavismo occidentale, sui campi di concentramento e sulle stragi compiute dai predecessori degli apologeti del libero mercato, pagine di storia dimenticate dai soloni della "democrazia", come lo sterminio dei comunisti in Indonesia dopo il golpe di Suharto del 1965, appoggiato dagli americani), che demolisce una volta per tutte la più infamante accusa mossa nei confronti di Stalin, quella di essere più o meno simile ad Hitler e al suo regime nazista.
Si trovano anche delle notizie sui gulag che fanno sobbalzare dalla sedia, una analisi della carestia ucraina e viene trattato il rapporto di Stalin con l'Ebraismo (viene confutata l'accusa rivolta da più parti che il Segretario del PCUS fosse un antisemita) : non da ultimo, una serie di interrogativi posti anche dalla storiografia di "destra" (per esempio il francese F. Furet) sul legame tra violenza e rivoluzione (Giacobini e Termidoriani della Rivoluzione francese) e su alcuni aspetti del marxismo stesso.
Il libro si chiude con un saggio di Canfora che fa alcune interessanti considerazioni sulla caduta dell'URSS e dei paesi ad essa legati, una analisi che chi si cimenta con la storia del comunismo e una sua eventuale riproposizione futura non può che non considerare (dove si accenna ad un vero e proprio tradimento dell'ultimo Segretario del PCUS, Michail Sergeevič Gorbačëv).
Il testo, per chiunque volesse approfondire le vicende in questione, è corredato da molte note e in fondo è presente una ricca bibliografia.

D. LOSURDO, "Stalin. Storia e critica di una leggenda nera", Carocci Editore, Roma 2008.

5 commenti:

enrix ha detto...

Ma per piacere Lafitte, sei ridicolo.
La frase di De Gasperi che hai riportato nel virgolettato secondo te è una lode a Stalin ispirata dal sentimento?
Ma non lo vedi che è una frase di circostanza, una di quelle brodaglie democristiane studiata a tavolino per dare il contentino ai comunisti italiani nel suo primo intervento pubblico dopo la liberazione? (Discorso pronunciato da Alcide De Gasperi al Teatro Brancaccio di Roma dopo la liberazione di Roma il 23 luglio 1944).
Il poveretto si sarà posto il problema di fare un discorso popolare a 360°, che coinvolgesse cioè anche i comunisti che avevano partecipato alla battaglia per la liberazione, ed avrà pure studiato parecchio per tirar fuori dal cappello qualcosa di positivo sul comunismo.
Ma s'avea da fa'.

Comunque nella stessa occasione disse anche questo:

"...la volontà di industrializzare la Russia per farne il paese ideale del socialismo, e, più ancora poi, la minaccia rivelata dal Mein Kampf spingono i capi sovietici alla grande impresa economica coi tre famosi piani del '28, del '33 e dell'ultimo ancora in corso quando scoppiò la guerra. Se nel 1917 si erano colpiti tre o quattro milioni di latifondisti, nel 1929 si porta uno sconquasso in tutta la classe dei piccoli e medi proprietari trasformando in poderi collettivi le proprietà private, incaricando la polizia federale della liquidazione dei renitenti che vennero trasportati a distanza di migliaia di chilometri a fare gli operai nelle miniere, sui canali e nelle fabbriche. Altro fenomeno, la denomadizzazione: milioni di nomadi che vengono costretti ad abbandonare il loro secolare sistema di vita. Ed eccovi ad un tratto il sabotaggio nelle miniere. Vi ricordate che noi credevamo che i processi fossero falsi, che le testimonianze fossero inventate, che le confessioni fossero estorte: e invece no. Eccovi che oggettive informazioni americane assicurano che non si trattava di un falso, e che i sabotatori non erano truffatori volgari, ma vecchi cospiratori idealisti, che mal si adattavano ai concetti più democratici della costituzione del '36 e che affrontavano la morte piuttosto che adattarsi a quello che per loro era tradimento del comunismo primitivo.

Accenno a tutto questo per due ragioni: l'una per ricordare che il sistema comunista è stato ed è, economicamente parlando, in continua trasformazione, e quindi non può venir giudicato come una forma definitiva; vi sono errori, rifacimenti, demolizioni e ricostruzioni. La seconda perché in tutte queste trasformazioni quello che rimane costante è l'eccessiva coazione e l'eccessivo intervento dello Stato e della sua polizia. Se la dittatura trova resistenza, diventa violenta e sanguinaria: e non lo fa per capriccio e per istinto brutale, ma lo fa perché è costretta dalla logica interna del suo compito innaturale, che è quello di determinare i destini morali, economici e materiali di tutti i cittadini. Per raggiungere l'ideale comunista ci vuole o un'altissima temperatura morale o una immensa coercizione. La temperatura morale si ebbe solo nelle condizioni straordinarie delle comunità cristiane della Chiesa antica attraverso la povertà volontaria, e si ha ancora nelle comunità monastiche. Per le masse, tolto il periodo di estrema accensione, come può essere la guerra di estrema difesa, non rimane che la coercizione. E il fatto dei sabotaggi compiuti dai vecchi idealisti prova che la morale che si può dedurre dal concetto materialistico della storia è insufficiente a dirigere le coscienze."

Era De Gasperi, mica fesso.

Infine mi piace sempre leggerti, e rilevare come per te i massacri dei comunisti in indonesia siano "pagine di storia", mentre le nefandezze che caratterizzano la vita di un criminale di punta della nostra civiltà sempre per te siano "banalizzazioni della propaganda" alle quali bisogna cercare di andare oltre.

Se vuoi che approfondiamo l'argomento "baffone" Lafitte, io sono pronto, perchè è un periodo
che ho voglia di divertirmi.

Jean Lafitte ha detto...

ah io sarei ridicolo. non tu che nel tuo tarantolarti da un blog all'altro neanche riesci a capire che questo post non l'ho scritto io e che quindi, com'è ovvio, non necessariamente lo condivido al 100%?
ti ripeto, vai a inzozzare altrove.
se hai voglia di approfondire l'argomento baffone puoi andare dal professor Losurdo. se proprio vuoi farci divertire.

enrix ha detto...

Allora mi piacerebbe sapere in cosa non condividi, visto che il tuo commento è stato: "Ottimo. Copio-incollo...."

"Ottimo" è il voto che si da' ai bambinetti delle elementari quando non sbagliano nulla.

Anonimo ha detto...

Eh, già, adesso viene fuori che quello dalla parte della ragione era Stalin e non Trockij...

E dopo?
C magari che Trockij era pagato dalla Cia...
Ma per piacere...

W il Partito Comunista dei Lavoratori (che è ORGOGLIOSAMENTE trockijsta)!

Anonimo ha detto...

Ho letto il libro di Losurdo, in esso non ho ravvisato nessuna apologia, nessun revisionismo ma "solo" un'analisi lucida fondata su documenti. Un libro che mi ha aperto gli occhi e che sfata una leggenda nera. Spero che in futuro possa aprirsi un dibattito veramente serio su tuta la vicenda staliniana.