14 gennaio 2010

La verità sulla "guerra" Cina-Google


Ne abbiamo sentite di tutti i colori da ieri notte quando è uscita la "notizia" che Google aveva eliminato i filtri che applicava in Cina e che quindi finalmente i cinesi (che proprio non vedevano l'ora non avendo proprio null'altro di interessante da fare!) possono ora finalmente trovare risultati sul Dalai Lama e su Tienanmen (che detto così significherebbe la piazza ma che a noi occidentali  imbevuti di propaganda dovrebbe evocare una presunta strage avvenuta nel 1989 , ripresa, dicono, dalle telecamere di mezzo mondo, ma di cui non ci è mai stata fatta vedere alcuna immagine, chissà come mai).

Inizialmente si era parlato tra le motivazioni di Google, riguardo a un attacco informatico da parte di ignoti, e che quindi la stampa occidentale ha prontamente attribuito al governo, anzi no a come lo chiamano loro "regime" cinese) allo scopo, udite udite, di leggere le caselle di posta Gmail di alcuni dissidenti politici!
Come se questi dissidenti fossero tanto idioti da usare una casella di posta di Google, che è noto a tutti ha definito degli accordi col governo cinesi, per scambiarsi delle informazioni riservate!!!
Geniale, direi un capolavoro.

In realtà gli attacchi informatici venuti dalla Cina sono di carattere di spionaggio in industriale e non certo a scopi neanche latamente "politici". Chi può essere interessato ai segreti industriali di Google, più che il governo cinese, possono essere i rivali di Baiku e perché no quelli di Bing, Yahoo, Ask, etc...
C'è da dire che a differenza dell'occidente dove Google ha un quasi monopolio ormai (solo scalfito dal recente successo di Bing) sulle ricerche in rete, in Cina la sua quota di mercato è relativamente marginale e quindi, viene da sè, l'abbandono dei filtri è abbastanza indifferente per i cinesi che già conoscono mille modi per aggirarli usando server proxy e altri espedienti (usando Opera Mini per esempio non c'è neanche bisogno di quelli, usando un semplicissimo cellulare): chi voleva informazioni (di primissiam mano) sulla Cina provenienti dagli Stati Uniti o sul Tibet, provenienti da Dharmsala (India) già aveva la possibilità di farlo.
Risibili quindi certi commenti di alcuni che gridavano al miracolo riguardo ad una "rete finalmente libera".
La ripicca di Google, quindi,  non è stato tanto togliere questi filtri ma l'annuncio stesso, pomposo e dato in pasto ai media di mezzo-mondo teso a mettere in imbarazzo il governo cinese non tanto e non certo di fronte ai propri cittadini ma di fronte all'opinione pubblica occidentale, con lo scopo non certo di salvaguardare i diritti e la libertà dei c.d dissidenti ma di salvaguardare i propri segreti industriali.
E non è un caso che la risposta cinese, misurata e decisamente sibillina , faceva riferimento alla legge cinese. Si tratta, tra le righe di una rassicurazione nei riguardi di Google, che eventuali trasgressioni saranno punite se dovessero continuare. Trasgressioni sia di Google che ha violato gli accordi presi (e anche in Cina vale il principio di Pacta sunt servanda), sia dei cyber-aggressori che hanno attaccato Google dal territorio cinese in spregio delle leggi cinesi).
 Alcuni articoli specifici apparsi in rete sull'argomento sono stati esilaranti.

Per esempio Qui si parla con scandalo di " pretesa di «guidare l'opinione pubblica», che si scontra con uno dei caposaldi della democrazia, ovvero la libertà di opinione" come se in occidente invece i governi non cercassero di guidarla l'opionione pubblica: forse l'autore dell'articolo (tale Alessandro Sala, o forse sarebbe più appropriato "Sola" ) non ha mai sentito parlare degli editoriali di Minzolini.
Mi riservo di aggiungerne altri man mano che ho il tempo di leggerli tutti, anche magari da qualche delirante blogger.

Invece il più onesto, misurato è stato come sempre , da grande conoscitore della Cina l'ottimo Francesco Sisci per La Stampa.
Abbastanza bene, tutto sommato, Alessandro Zambardino per Repubblica.
Stendiamo un velo pietoso sul Corriere per non parlare del ciarpame di destra.

Infine parzialmente off-topic segnalo questa discussione avuta con Pietro Verni, già fondatore e presidente della fondazione Italia-Tibet (sic) e già apparso in foto su questo blog in compagnia del suo degno compare Giovanni Vuono (sic) . E' interessante per notare non solo la totale impreparazione a livello storico e giuridico, ma anche e soprattutto, le tecniche usate da lui e dai suoi sgherri , di disinformazione. Deleggittimare, accusare, tergiversare, insultare, ironizzare e cercare SEMPRE di cambiare discorso, parlando d'altro, quando le loro menzogne vengono analizzate punto punto e portate alla luce. Da "veri democratici" quali sono, non hanno trovato di meglio da fare che mettersi ad attaccare personalmente chiamando a raccolta di volta in volta altri sgherri per creare l'impressione per chi legge che ci fosse qualcuno che insultava.
Tecniche un po' grezze e non so quanto efficaci. Da professionisti della mistificazione della storica forse però mi sarei aspettato di meglio. Ma non certo onestà intellettuale. Quella non ti da il pane.

12 commenti:

jullien ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
jullien ha detto...

Considerando poi che di "stragi" sulla piazza non ce n'è mai stata nemmeno l'ombra (scontri e una mini guerra civile, si, ma in altre zone di Pechino, per lo più dalle parti di Muxidi). Guarda, addirittura su "The Tiananmen Papers", che a detto dei nostri mezzi di (dis)informazione e di diversi scribacchini che amano farsi chiamare giornalisti dovrebbe essere la prova della crudeltà dei cattivi comunistacci cinesi, non c'è alcuna traccia della strage, e si afferma che gli studenti lasciarono la piazza tranquillamente in mezzo a un cordone di soldati...dopo aver ricevuto ordine di NON sparare assolutamente.
Tralascio la marea di altre fonti (tranquillamente reperibili, ma ignorate per convenienza dalla stampa mainstream) e testimonianze dirette e oculari (anche Hou dejian, uno dei leader della protesta l'ha più volte ripetuto, che sulla piazza nn morì nessuno) di giornalisti stranieri, uno anche italiano, che chiariscono la situazione.

Per quanto riguarda Verni..purtroppo scorazza con le sue invenzioni storiche anche sui blog di indologia che hai segnalato parlando delle panzane scritte da Sartori. Purtroppo noto che anche gli indologi, quando si parla di Cina, prendono per buona qualunque panzana.

Jean Lafitte ha detto...

ti ringrazio davvero per il tuo prezioso contributo. torna a trovarci.

jullien ha detto...

Forse ti interesserà anche questa analisi ad opera di Eric Sommer sui legami di Google con diverse agenzie USA ecc ecc.

http://english.pravda.ru/world/asia/111657-0/

Anonimo ha detto...

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8794


La cosa dovrebbe farti felice...

Anonimo ha detto...

insomma. condivido le conclusioni sul fatto che tra Cina , Italia, Usa poco cambi. però prima di arrivare a questo dice tali e tante fregnacce sullo stato e sul mercato...

JL

Anonimo ha detto...

Perchè il mio commento non è stato pubblicato?
Questa volta era firmato e non conteneva un insulto che fosse uno...

Mago Merlino

Jean Lafitte ha detto...

senta merlino non se ne esca con queste balle. i suoi commenti sono stati pubblicati.

Anonimo ha detto...

Anche quello dove riportavo le parole della Clinton riguardo la questione e ti chiedevo da che parte stassi nella diatriba fra l'Amministrazione Obama (ricordando che tempo addietro avevi definito il Presidente Usa "rivoluzionario" e una guida per la sinistra mondiale) e la Cina?
Se è così chiedo venia...

Jean Lafitte ha detto...

non mi sembra che ci sia tutta sta diatriba . ripeto Obama può essere la più brava persona del mondo ma non è un imperatore assoluto. deve rendere conto a molta gente e non sempre limpidissima. è la "democrazia" americana.

Anonimo ha detto...

Ti ringrazio per la risposta, evidentemente la prima volta che avevo postato il commento si era perso per problemi tecnici...

Venendo a quanto hai detto...
Sì e no...
Nel senso che è vero che un Presidente americano deve fare i conti con contrappesi istituzionali e non, e che i secondi molto spesso sono più importanti dei primi, però è anche vero che è prerogativa esclusiva del Presidente scegliere gli uomoni della sua "squadra", così come è una sua edecisione accettare o meno il sostegno (con relativo cospicuo contributo elettorale) di una determinata lobby...
Ovvero...
Se ti scegli come Segretario di Stato la Clinton sai quello che stai facendo, per cui quando la Clinton parla da Segretario di Stato (a proposito, a me le sue parole sono sembrate forti), nel momento in cui non viene smentita dalla Casa Bianca, significa che lo fa a nome dell'Amministrazione e che le sue parole sono state approvate e precedentemente concordate con il Presidente Obama stesso...
Allo stesso modo se da candidato accetti il sostegno e i contributi di certe lobby poi è ovvio che se vinci queste verrenno a bussare alla tua porta passando all'incasso chiedendoti provvedimenti che le favoriscano, ragion per cui secondo me non si può dire "Obama è buono, sono la Clinton e le lobby che gli fanno pressione che sono cattive", se a loro ci si è legato lui in piena libertà...
Cioè, uno che è come dici tu "una brava persona" non dovrebbe legarsi a certi poteri forti, no?

Mago Merlino

Jean Lafitte ha detto...

non dovrebbe. ma se vuole essere eletto (e cercare di fare qualcosa di buono per i suoi concittadini) in Usa altre vie non ce ne sono. o democratico o repubblicano. questa è la "democrazia" americana.